Placenta previa: che cos’è e che problemi comporta

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Durante la gravidanza, la placenta è l’organo che serve agli scambi metabolici tra mamma e bambino. Si forma pochi giorni dopo la fecondazione e fornisce ossigeno e nutrimento al feto, difendendolo anche dalle infezioni. La placenta si attacca sulle pareti dell’utero e il cordone ombelicale cresce sul lato di essa rivolto verso il bambino.

All’inizio della gravidanza, la placenta si forma nella parte bassa dell’utero, per poi spostarsi verso l’alto con il passare delle settimane. Se ciò non accade e la placenta rimane nella parte bassa, può provocare problemi, in particolare se si trova in parte (placenta previa parziale) o completamente (placenta previa totale) davanti alla testa del bambino, sovrapponendosi o coprendo la parte interna del collo dell’utero.

La posizione previa della placenta viene diagnosticata a partire dall’ecografia della 20° settimana. Fino alla 32° settimana la situazione può sistemarsi da sola, in quanto il segmento inferiore dell’utero inizia ad allungarsi verso il basso, facendo in alcuni casi risalire la placenta.

La placenta previa è una complicanza della gravidanza che si presenta in 1 donna su 200 circa. L’incidenza è maggiore con l’aumento dell’età della futura mamma e in donne che abbiano già avuto altri figli.

I sintomi possono essere delle emorragie indolori, ripetute, verso la fine del secondo trimestre. Nel caso in cui si abbiano emorragie, è bene farsi visitare in fretta. Nella maggior parte dei casi, la placenta previa viene diagnosticata attraverso il controllo ecografico.

In caso di placenta previa totale non è possibile un parto naturale, ma è necessario effettuare il taglio cesareo. In caso di placenta previa parziale, il medico deciderà se sia prudente far nascere il bambino attraverso un parto vaginale.

 

 

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