Come affronterei la gravidanza oggi

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Sono passati 5 anni e 3 mesi dalla mia ultima gravidanza. Da allora la mia vita è cambiata, ma in primis sono cambiata io. Da ventinovenne neomamma sono diventata una quasi trentacinquenne che, non solo per lavoro, si è fatta un’esperienza molto più profonda della maternità in generale e della gravidanza in particolare.

Sono una donna più disillusa e più emotiva di allora, sono una mamma che sa che quel momento non tornerà più. Se avete creduto che questo post fosse un modo per sfogare la mia rinnovata voglia di pancione, vi sbagliate di grosso. Recentemente però, anche a causa di tantissime amiche incinte, ho riflettuto su come vivrei oggi una terza gravidanza.

 

Saprei che devo godermela al massimo. Quando ero incinta mi sembrava che il tempo si fosse dilatato, non mi rendevo conto che quel periodo avrebbe avuto una fine e, soprattutto, che avrei rivissuto quei 9 mesi al massimo due o tre volte. Mi dedicherei più tempo e più attenzioni, dormirei il più possibile e mi farei coccolare da chiunque. Per me la gravidanza è uno stato di grazia, una bolla, che non mi sono goduta abbastanza.

 

Farei sport. Ho mollato tutto, dal pattinaggio su ghiaccio alla corsa. Non sono più andata in palestra e mi sono trasformata in quella che non ero mai stata: una donna grassa e triste. Non ero triste durante la gravidanza, anzi, e non mi rendevo neanche conto che mi mancasse l’attività fisica. Lo sport è come il sesso: più ne fai e più vorresti farne, meno ne fai e meno ne hai voglia. Se non avessi smesso durante la gravidanza, sarei stata più motivata a rimettermi in forma nel post partum e non mi sarei trovata con 30 kg da perdere a distanza di 8 anni.

 

Mi farei seguire da un’ostetrica. Ciò che mi è mancato durante l’attesa di Sofia e Cecilia è stato il contatto umano, è stato poter imparare ad ascoltare il mio corpo. Come la maggior parte delle future mamme, mi sono fatta prendere dal vortice medico di esami/ecografie/visite che si susseguivano senza darmi tregua. E non mi sono mai messa in ascolto di me stessa e della mia bambina, di ciò che il mio fisico mi suggeriva di fare. Vivrei una gravidanza più umana e meno medicalizzata.

 

Ridurrei il numero degli esami diagnostici. Ho fatto tutto quello che mi è stato suggerito, comprese due curve glicemiche, test integrato e almeno 10 esami del sangue. La ginecologa diceva e io facevo, senza avere neanche la consapevolezza della finalità di quello che stavo facendo. Il risultato è stato che il mio livello di ansia era sempre più alto. Farei un passo indietro, sapendo a priori che determinate scelte non le farei comunque, quindi inutile sapere di determinate patologie del bimbo.

 

Così vivrei una gravidanza oggi, se dovessi ricominciare il viaggio della maternità.

 

Disclaimer: Non sono incinta e, salvo imprevisti, per ora nessun bebè in arrivo nella mia famiglia. 

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1 Comment

  1. Marina 5 Ott 2015 at 18:43

    sugli esami diagnostici anch’io la penso come te, farei lo stretto indispensabile

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