Partorire in casa

Immagine di Tinneketin
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Il parto in casa è il sogno di molte future mamme. L’idea di rimanere tra le mura di quel luogo che ci fa sentire sicure e amate è rassicurante per molte donne in gravidanza.

L’ospedale può essere vissuto come traumatico soprattutto per chi, per sua fortuna, non ha mai avuto la necessità di ricorrervi. Il parto non è un’operazione, non c’è nessun malato da tenere in osservazione, sempre che tutto proceda in modo fisiologico. Il ricorso all’ospedale spesso sfocia in parti medicalizzati, nel 40% dei casi addirittura in un cesareo (nonostante il Ministero della Sanità raccomandi il cesareo nel solo 20% dei parti).

Il trend delle nascite in casa è in aumento non solo in Italia ma in tutto il mondo – in Olanda il parto in casa è praticato nel 30% dei casi. Ogni Stato ha una legislazione ad hoc per quest’evento.

Nella stessa Europa, ci sono Stati in cui non è vietato per le donne partorire in casa, ma le ostetriche o il personale medico che assistessero ad un parto in casa sarebbero punibili con l’arresto – come è avvenuto in Ungheria con l’ostetrica Agnes Geréb.

Vediamo come funziona in Italia. Non c’è una procedura standard per tutto il Paese, infatti alcune Regioni hanno un piano di sostegno del parto in casa, altre prevedono rimborsi per chi intraprende questa strada e altre ancora lasciano libertà alle famiglie, non garantendo però assistenza nell’ambito dell’ASL.

 

 Parto e diritti umani

L’approccio alla gravidanza e al parto è molto diverso rispetto a quello tradizionale, perché la figura di riferimento torna ad essere l’ostetrica, che può seguire la gravidanza sostituendo il ginecologo a cui negli ultimi decenni si è fatto ricorso. In Italia l’ostetrica ha una formazione universitaria che prevede un percorso 3+2 anni e le è riconosciuta, a livello europeo, la piena autonomia nella diagnosi e l’assistenza alla gravidanza, la prescrizione degli esami necessari, l’assistenza al travaglio, al parto e al puerperio normali, incluse le cure del neonato, sotto la propria responsabilità. In Italia, pare per una traduzione errata – no comment -, la direttiva europea è stata recepita in modo diverso e l’ostetrica deve “accertare la gravidanza e in seguito sorvegliare la gravidanza diagnosticata come normale da un soggetto abilitato alla professione medica” (DGLS 206/2007). La maggior parte delle ostetriche, libere professioniste, che si occupano di parto in casa lavora secondo il principio della “continuità dell’assistenza”, affiancando la donna dall’inizio della gravidanza a tutto il primo anno di vita del bambino.

 

La scelta di una location diversa per il parto, fermo restando la garanzia dell’assistenza e della sicurezza per se stessa e per suo figlio, è un diritto fondamentale di ogni donna, come previsto dalla Corte Europea dei diritti dell’Uomo.

Il video Freedom for birth, visto in un solo giorno da più di 100.000 persone di 58 paesi, è un documentario che vuole portare sotto i riflettori la necessità di avere libertà sulla nascita dei propri figli, uno dei più pressanti diritti umani nel mondo di oggi.

Il parto in casa deve essere una scelta della futura mamma, in quanto il luogo in cui partorirà dovrebbe essere quello in cui si sente più sicura e a proprio agio: per alcune si tratta di un ospedale, per altre di casa propria.

 

Quando si può partorire a casa

  • Un ginecologo deve certificare preventivamente che lo stato di salute della donna in gravidanza e del feto consentano un parto in casa.
  • La futura mamma deve godere di buona salute e la gravidanza non deve presentare rischi.
  • L’ostetrica deve avere con sé l’ossitocina – questo a mio avviso è un controsenso: il parto in casa è l’apoteosi del rispetto di modi e tempi di un percorso naturale, l’ossitocina rappresenta la medicalizzazione del parto e il tentativo di pilotarlo; inoltre, nel caso in cui l’ostetrica ritenga che il parto in casa stia presentando qualche rischio per la donna o il bambino, si occuperà di trasferirli in ospedale, dove ci sarebbe la possibilità di ricorrere all’eventuale ossitocina necessaria.

 

Il rimborso per il parto in casa

Non in tutte le Regioni vige la stessa regola. In Emilia Romagna, nelle Marche, in Trentino, in Piemonte e in Lazio è previsto un rimborso per chi decide di partorire in casa e sostiene quindi delle spese.

Per richiedere il rimborso è necessario che:

  • la richiesta venga presentata all’ASL da un’ostetrica non più tardi della 32° settimana di gravidanza;
  • la gravidanza, con certificato di un medico ginecologo, sia fisiologica e non presenti rischi;
  • la casa non sia a più di 7 Km da un ospedale con maternità di secondo livello.

Il rimborso si aggira intorno al 70% della spesa sostenuta dai futuri genitori per pagare l’ostetrica a domicilio. In Lazio è di 700 euro.

 

Avete partorito in casa? Vi va di raccontarci la vostra esperianza?

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