Le mamme in spiaggia

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Ho accumulato un’esperienza talmente grande in tema di mamme in spiaggia dopo 34 anni di vacanze al mare, che ormai mi basta un’occhiata per capire quale profilo mi trovo davanti e che giornata mi si prospetta davanti.

Sono stata figlia, ragazza allergica ai bambini e ora sono mamma. Diciamo che posso considerarmi un’esperta di comportamento mammesco al mare.

La mamma urlatrice

Appena arrivi sulla battigia conosci il nome del suo bambino, Giovannino, prima ancora di aver iniziato le manovre per piantare l’ombrellone. Se di fianco a te c’è una mamma urlatrice, l’unico consiglio è: scappa più lontano che puoi. Se malauguratamente ti accorgi troppo tardi che la signora in costume intero anni Sessanta accanto a te è un’urlatrice, mettiti gli auricolari e preparati ad ascoltare la sua pungente voce per tutto il giorno.

La mamma urlatrice non si muove dalla sua sdraio mai, per nessun motivo, ma chiama ininterrottamente il figlio, di solito maschio. Lui è in acqua, zero pericoli all’orizzonte, e lei lo richiama, aggiungendo la magica parolina “attenzione”.

Lui fa un castello di sabbia e lei lo chiama: “Giovannino, vieni all’ombra”. Lui non la sente neanche, la mamma continua imperterrita a chiamarlo.

Lui si allontana di due metri. Lei, con il tono di voce crescente, “Giovannino, torna subito qui, è pericoloso”. Lui continua a camminare, lei inizia a urlare con tono isterico: “Giovannino, Giovanninooooooo. Ti ho detto di non allontanarti, vieni qui, se ti prendo vedi cosa ti faccio”. Sempre seduta sotto l’ombrellone.

È probabile che a fine giornata tutta la spiaggia chiami Giovannino insieme a lei.

 

La mamma nordica

Più che la mamma, riconosci i figli a distanza. Di solito si tratta di una famigliola tedesca, scandinava, inglese, belga o olandese. Arrivano in spiaggia più coperti di noi sulle piste da sci. E, invece che spogliare i figli, la mamma nordica appena arriva in spiaggia li veste ancora di più. I piccoli, pallidi come un cencio, indossano una muta, un cappellino con visiera e veletta sul collo e occhiali da sole con elastico dietro la nuca. I piccoli palombari vengono poi spalmati di crema solare, che però è molto diversa da quella che conosciamo. La crema ha consistenza del calcestruzzo e lascia un alone bianco su tutte – son poche a dire il vero – le parti del corpo esposte.

A quel punto puoi dimenticarti di lei e della sua famiglia: la mamma nordica non si sente, non proferisce verbo o se lo fa usa un linguaggio che noi italiani non riusciamo a captare. Ultrasuoni come i delfini? Linguaggio dei segni? Rimarrà per sempre un mistero.

 

La mamma-mangia

La sua giornata al mare è focalizzata sul cibo. Arriva, di solito accompagnata da un’intera tribù urlante, e impiega circa due ore per montare:

  • tendone da sagra paesana
  • 4-5 ombrelloni di supporto
  • 2-3 tavoli da campeggio
  • sdraio per tutti.

Posiziona poi gli innumerevoli frighi portatili e le pentole piene di cibo sotto un ombrellone dedicato e inizia ad offrire da mangiare e da bere ai suoi compagni di ventura.

I bambini di solito sono sovrappeso e passano la giornata a mangiare. All’ora di pranzo la famiglia allargata si mette a tavola. Compaiono quindi vettovaglie di ogni genere: dall’arrosto alla pasta al forno, dalla parmigiana di melanzane al tiramisù. Il pranzo dura circa due ore, durante le quali scorrono litri di birra e vino.

I bambini, come prevedibile, passano il pomeriggio a chiedere “quando posso fare il bagno?”. Quando finalmente sarebbe arrivato il momento, la mamma-mangia propone loro la merenda. E fino al mattino dopo, niente bagno!

 

La mamma hippie

L’ombrellone non ce l’ha, si presenta in spiaggia con un pareo e un costume mignon, senza reggiseno, abbronzatissima e con figli super-indipendenti.

È la miglior vicina di ombrellone che vi possa capitare: passerà la giornata a leggere, mentre i suoi figli, rigorosamente nudi se sotto i 6 anni, si spingeranno nella profondità degli abissi marini, raggiungeranno a piedi una spiaggia che dista 8 km e faranno tuffi pericolosissimi dagli scogli. Lei non controlla ciò che fanno i figli, si rilassa. A pranzo la famiglia mangia un po’ di frutta e dopo pranzo la mamma si dedica allo yoga nella zona più isolata della spiaggia.

Viene osservata con disapprovazione da tutte le mamme di cui sopra, eccetto la mamma nordica, che neanche la nota.

Se sei ansiosa, spostati, altrimenti passerai la giornata più angosciante della tua vacanza.

 

La mamma “tra due ore”

Il figlio non può fare il bagno. MAI. Al mattino ha appena fatto colazione, al pomeriggio ha appena pranzato, al tramonto ha appena fatto merenda.

La domanda più ricorrente del figlio è: “Adesso posso entrare in acqua?” Tutta la spiaggia conosce l’ora in cui il figlio potrà fare il bagno.

Quando finalmente la congiunzione astrale è tale da scongiurare un malessere della creatura, la mamma parte con la solfa delle “mani da vecchio”. “Sei in mare da 10 minuti (!!!), esci subito di lì, hai le mani da vecchio e le labbra viola. Hai freddo, adesso ti prenderai un accidente e non potrai più vedere il mare neanche da lontano”. Il figlio prova a lamentarsi. Sono le 4, è in spiaggia dalle 9 e questo è il primo bagno che fa. Niente da fare, la mamma gli si avvicina con l’asciugamano – non sia mai che il suo cucciolo debba fare 10 passi fuori dall’acqua tutto bagnato – e lo tira fuori dall’acqua. Bagno finito.

Chissà come mai – karma? – i figli delle mamme “tra due ore” sono sempre quelli con la faringite a Ferragosto e la dissenteria due giorni dopo…

 

Riconoscete qualcuna delle mamme vostre vicine di ombrellone? O peggio ancora, vi riconoscete in uno di questi profili? Fate ancora in tempo a cambiare, tranquille!

 

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