Del perché amo Jovanotti

 

Quanta musica nella mia vita! A ogni stagione la sua canzone, a ogni momento importante la sua colonna sonora. Non ho gusti così netti da essermi preclusa l’ascolto di qualche genere musicale. Non ho un orecchio tanto fine da non apprezzare anche la più tamarra delle hit dell’estate. Ho un passato metal – lo so, non si direbbe – scelto per amore più che per convinzione. Sono stata una fan sfegatata dei Take That, primo vero amore musicale e primo concerto. Mi sono assestata sul pop, ascolto jazz nelle serate casalinghe, soul come sottofondo a cena, musica classica per scrivere. Mi innamoro dei cantautori con estrema facilità e mi lancio in balli sfrenati nella mia cucina al ritmo della disco Music e degli Abba.
Ma ci sono delle costanti. C’è chi ha fatto un percorso di vita quasi parallelo al mio, chi cantava “La mia moto” quando io andavo alle elementari e “L’ombelico del mondo” quando ancheggiavo sul tavolo di un locale. Chi ha dedicato “Per te” alla sua bambina solo qualche anno prima che io la cantassi al mio pancione che cresceva. Chi canta “gli immortali” quando si avvicinano compleanni importanti e bilanci dai quali non si sfugge.
Lui, Jovanotti, sta facendo la strada con me. Per i palati fini lui è quello che non sa cantare, per i cultori della cultura lui è il Fabio Volo della musica. Ed è vero, tutto vero.
Ma a me non interessa, Jovanotti mi diverte, mi fa ballare e divertire, commuovere e di nuovo ballare. Forse sono pop, anzi di sicuro lo sono. Ma quanto è bello lasciarsi trasportare da una canzone senza far troppo caso all’intonazione non proprio perfetta, senza osservare che quelle keyword in sequenza possono non voler dire granché?
Il cinismo non mi appartiene – e non voglio proprio veder altra funzione nella musica di Jovanotti che l’entertainment. Anche questa è musica. Anche questa è una compagna di vita.

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