Aborto, parto in anonimato e culle per la vita

Siamo nel 2013, sembra impossibile che ancora oggi tanti neonati vengano abbandonati o buttati via come un rifiuto, anche nel water di un fast food, nel posto più squallido che ci si possa immaginare. Come è possibile? Come si può arrivare a tanto? Quando si è sole, quando il baratro della disperazione non lascia spiragli e non si conoscono vie alternative a questa, si arriva ad un abbrutimento abnorme. E con questo non voglio addurre giustificazioni, ma guardando da mamma queste donne che arrivano a tenere nel proprio grembo un bambino per 9 mesi per poi buttarlo via il senso di impotenza è forte.
L’unica cosa che si può fare attraverso un blog è dare risalto alle possibilità che una donna ha, in Italia, per liberarsi di un bambino che non vuole – o non può – crescere.

L’aborto

L’IVG – o interruzione volontaria di gravidanza – si può effettuare in ospedale o in strutture convenzionate nei primi 90 giorni (3 mesi) di gravidanza, periodo calcolato a partire dal primo giorno delle ultime mestruazioni. Dopo la 12° settimana di gestazione l’aborto è consentito solo se la gravidanza o il parto comportano gravi pericoli per la mamma o se il feto presenta patologie (legge n. 194). Il primo passo consiste nell’ottenere il certificato per l’interruzione di gravidanza che viene rilasciato dai consultori pubblici, dagli ospedali o dai ginecologi. E’ necessario avere con sé un documento e la tessera sanitaria. Il colloquio con il medico, durante il quale il dottore sonda le motivazioni che spingono la donna ad abortire, si conclude con l’elenco delle tutele che la legge fornisce alla donna nel caso in cui decida di non abortire.
Da questo colloquio devono passare almeno 7 giorni, “di riflessione”, poi ci si può presentare in ospedale. Lì vengono fissati gli esami e la data dell’IVG. Per le donne che decidono di abortire è garantito l’anonimato, quindi i loro dati non possono in alcun modo essere divulgati.
Per le minorenni, è necessario il consenso di entrambi i genitori. Nel caso in cui i genitori siano contrari o ci siano motivi percui i genitori non possono essere coinvolti, il consultorio coinvolge un giudice tutelare che potrà decidere se concedere il consenso o no, sulla base di una relazione del medico e di un colloquio con la diretta interessata. Per le donne senza permesso di soggiorno è garantita la possibilità di abortire. Nessuno le potrà arrestare o espellere dal Paese.

L’affido con parto anonimo

La donna che non vuole riconoscere il proprio bambino può partorire in ospedale in forma anonima e non riconoscere il bambino, che ha prima come tutore legale il ginecologo o l’ostetrica che l’ha fatto nascere e poi viene adottato da una coppia in lista d’attesa. La mamma ha 10 giorni di tempo per cambiare idea.
La donna non è tenuta a presentare documenti di identità.
Per informazioni, ci si può rivolgere al consultorio di zona.

Le culle per la vita

Ospitate da ospedali o da centri di accoglienza, le culle per la vita permettono di lasciare il proprio bambino, già nato, che non si può tenere con sé. Sono attrezzate e sicure, si affacciano su strade non molto trafficate e hanno un sistema che consente alla mamma di non essere vista da nessuno, quindi di restare completamente anonima. L’elenco delle culle per la vita è disponibile online. Il numero di telefono per informazioni è 800.813.000.

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