Lettera alle mie figlie sugli attentati di Parigi

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Sofia, Cecilia,
Ho tentato di spiegarvi cosa sia successo il 13 novembre 2015 a Parigi. L’ho fatto balbettando, rimandando indietro le lacrime e cercando con cura le parole da usare. La verità è che quello che è successo non me lo so spiegare io per prima. Ho qualche idea, vaga, di cause, vicine e remote, ma che non mi servono per dare un senso, neanche lontano, all’orrore. Non riesco ancora a pronunciare la parola “attentato”, perché mi pare vuota, distante, inadatta a racchiudere la morte e la desolazione di famiglie come noi. E invece, gli attentati di Parigi così si chiamano.
Vorrei potervi dire che va tutto bene, che il mondo è la vostra patria, che quel percorso che papà ed io abbiamo scelto per voi sarà il vostro jolly nella vita. E invece non è così. Il mondo è il posto meno sicuro che io conosca, è un luogo in cui puoi morire per la guerra di qualcun altro, con la sola colpa di essere in quel momento nel luogo sbagliato. Vorrei potervi dire che è stato un episodio isolato, che non accadrà più. E invece no, di attentati di Parigi ce ne saranno altri 1.000, sempre più numerosi, sempre più vicini, sempre più spaventosi.
Ciò che oggi posso iniziare a fare è crescere voi due, mia missione in questo mondo, come due donne che non si fanno guidare dalla paura in ogni loro azione, pensiero, parola. gli attentati di Parigi di venerdì 13 mi fa vedere le cose con colori più accesi, come se quel velo dato dalla scontatezza di ciò che ho fosse caduto. Ogni dettaglio di questo weekend l’ho assaporato a fondo: una birra con un’amica dopo il concerto di Tiziano Ferro, la spesa del sabato mattina, la nostra serata-film, la partita della Auxilium. Tanti piccoli tasselli di una felicità forte, profonda. Ho avuto paura. Ieri sera ho voluto chiudere la porta di casa usando anche quella serratura che di solito non uso, come per chiudere fuori l’orrore. Avrò ancora paura, per me ma soprattutto per voi. È umano, ma non posso e non devo diventare una bestia che si fa guidare dal più arcaico degli istinti.
Ciò che ho fatto finora – e che da oggi perseguirò con ogni mezzo – è che voi cresciate pensando che la libertà sia il valore a cui per niente al mondo rinuncerete. La libertà di viaggiare, di studiare, di accogliere, di aiutare, di conoscere, di amare. La libertà di diventare persone migliori di coloro che vi hanno preceduto.
Amore, bellezza, libertà. Se devo pensare alle armi che abbiamo in mano per combattere l’orrore mi vengono in mente questi tre capisaldi. Spargete amore intorno a voi. Circondatevi della bellezza della cultura, della gastronomia, dello sport. Non accettate che la paura o la bruttura limitino la vostra libertà, ribellatevi e alzate la testa per dire la vostra. Non abbiate paura di vivere. Non smettete mai di vivere e di ridere. Amate. E amatevi.
Io non ho altre ricette, non so nulla di nulla, ma sono sicura che violenza inneschi violenza in un’escalation che diventa impossibile da fermare. Nel mondo come in una classe. Partiamo insieme da qui.

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