Ci rivediamo lassù di Pierre Lemaitre

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Qualche anno fa nello scegliere un libro cercavo una storia che parlasse del mio tempo, della mia età. Ovvero cercavo storie che raccontassero situazioni simili a quello che potevo vivere io, come adolescenza, viaggi, amori, ecc.
Da qualche anno invece mi sono orientata in modo del tutto spontaneo verso libri che raccontano affreschi sociali e familiari, spesso intrecciati gli uni agli altri, in cui vado cercando il racconto delle radici, della storia della nostra società.

Sono totalmente affascinata dalla vecchia Europa, anche di quello che di Europa si trova negli altri continenti come il colonialismo e l’immigrazione verso l’America.
E fra i tanti libri letti di questo genere, l’ultimo scelto mi ha folgorato. Difficilmente leggo libri appena usciti e men che meno libri neo premiati, ma in questo caso ho istintivamente fatto un’eccezione e ho comprato “Ci rivediamo lassù” di Pierre Lemaitre – vincitore del Premio Goncourt 2013.

La storia

Una vicenda triste, raccontata con ironia, ritmo e suspence , che presenta la storia di due personaggi completamente diversi che il caso accoppia e lo spirito di sopravvivenza tiene insieme.
Albert, insicuro impiegato e Edouard, artista ricco, esibizionista ed eccentrico, alla fine della prima guerra mondiale rimasti senza nulla ed entrambi colpiti nello spirito e nel fisico (soprattutto Eduard che resta sfigurato da un obice) decidono di vendicarsi di una società ingiusta e irriconoscente verso i suoi soldati, organizzando un’immensa truffa che sfrutta il culto dei caduti per la patria.
Questa truffa si ingrandirà man mano che la narrazione avanza e sarà il collante che terrà insieme due anime completamente opposte, che se non ci fosse stata la guerra non sarebbero mai entrate in contatto e che invece il destino vede, ognuno a proprio modo, indispensabili uno all’altro.
Sullo sfondo, oltre che le pagine iniziali sulla vita e i combattimenti di trincea, una Parigi poverissima in cui i ricchi sono ancora più ricchi rispetto ai diseredati, che sono la maggior parte.

La famiglia

E poi la vicenda familiare, dove emergono tante debolezze e ipocrisie, rigidità che porteranno della sofferenza a tutti gli attori di questa storia. Non mancano i cattivi, spietati e farabutti, disposti a tutto per far soldi, ovviamente sulla pelle dei poveracci (Balzac diceva, come ricorda l’autore in un’intervista, che “dietro ogni grande fortuna si nasconde un crimine”). La famiglia è quella di Eduard che, come detto, nasce ricco ma diverso dalla sua famiglia in quanto artista, capito solo dalla madre che muore prematuramente e dalla sorella sua complice nelle marachelle da ragazzi. Il padre, freddo, distaccato, giudicante e assente perchè totalmente votato agli affari porterà Eduard a decidere di darsi per morto in guerra piuttosto che rientrare in una famiglia da cui non si sentiva accettato.
Anche Albert ha una famiglia, rappresentata solo dalla madre, in quanto orfano di padre. Il pregiudizio di questa madre su Albert segnerà tutta la sua vita, costringendolo sempre a vestire i panni dell’ometto insicuro.

Il finale

Il finale rocambolesco, degna chiusura di una storia così articolata, rimescolerà tutte le carte.
Io ho amato questo libro e dalla metà in poi ho fatto di tutto per trovare il tempo di leggerlo perchè non riuscivo a staccarmi.

Qualcuno di voi l’ha letto? Mi volete dire cosa ne pensate?

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