Giornata della memoria: le lettere di mio nonno

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È un anno che le lettere di mio nonno durante la Seconda Guerra Mondiale stazionano nel mio ufficio. Da quando, il Giorno della Memoria dell’anno scorso, avevo pensato di pubblicarne degli stralci per dare la mia testimonianza di come quella guerra abbia stravolto la vita delle persone che l’hanno vissuta. Per non dimenticare, perché le mie figlie una volta cresciute le possano rileggere e sappiano cosa vuol dire GUERRA.

11-08-1943

Carissima mamma,

ho atteso fino ad oggi a spedire la lettera a Edda (la piccola sorellina), per vedere se mi giungevano notizie vostre, ma ho atteso invano; anche oggi, dopo aver sentito chiamare quasi tutti i miei compagni, me ne sono tornato al mio posto di branda a mani vuote.

Sono ormai 16 giorni che sono fuori di casa e non so ancora nulla; voglio soltanto sperare che non sia dovuto a tua indisposizione.

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Parma, settembre 1943

Cara mammina,

so che domani Nanni passerà qui a vedere se ho qualcosa da dargli da portarti e io colgo l’occasione per farti portare questa mia. Vedrò anche se ho qualche indumento che qui mi sia solo d’ingombro. Solo ieri ho terminato il pane che mi hai mandato, peccato che fosse già un po’ cattivo ma è andato giù ugualmente. Qui mangerei molto, anche perché la giornata lavorativa va dalle 5,45 alle 22, e l’unica cosa che quasi sempre riesco a mangiarne molta è la minestra che è discretamente buona.

 

Parma, 12 settembre 1943 – CARTOLINA POSTALE PER LE FORZE ARMATE

Mammina cara,

non sto male ma per ora non posso scrivere a casa. Parto per Mantova.

Spero di tornare presto a casa. Il morale non è basso. Un affettuoso abbraccio

Su con la vita!

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Mantova, 16 settembre 1943

Cara mammina,

quest’oggi, malgrado avessi scritto a Voi di non venirmi a trovare, ho ricevuto la visita del papà, al quale però non ho potuto parlare tanto a lungo. Mi ha fatto piacere, però devi giurarmi che non verrai a trovarmi perché c’è troppo da stancarsi e poi non farebbe piacere né a te né a me vederci per pochi minuti. Io ti scriverò, tanto la Posta funziona. Siamo discretamente coperti. Abbiamo avuto da fuori medicinali per ogni evenienza. Quello che più di ogni cosa abbiamo è la speranza di tornare presto liberi. Ricorda che non andrò volontario coi tedeschi, perciò sta’ tranquilla. Papà mi ha detto che ti disperi perciò mi sento in dovere di rimproverarti. Sai che non mi perdo di fronte alle avversità. L’unica cosa che manca è la casa e la libertà, il resto c’è tutto.

Se in un caso estremo che penso di escludere, mi portassero in Germania, ho visto che essendo disciplinato non c’è pericolo e poi avendo un titolo di studio non ci metterebbero ai lavori pesanti. Ma questo è da escludere. Poi questa situazione non potrà durare molto ed un lieto giorno ritorneremo a casa.

Sta allegra mammina che tutto finirà, solo bisogna pazientare e non prendersela. Tu mi hai sempre detto che se c’è la salute c’è tutto e per ora questa c’è. Curati sempre e non dar retta alle voci perché ho già visto io di qua che non ce n’è una vera.

 

Notazione di Cristiana: La situazione era questa: arrivati a Mantova, sono stati scaricati nello stadio, ammassati gli uni agli altri, in 150.000. Si trattava di un campo di smistamento, dal quale molti furono portati in Germania e nei campi di sterminio. Mio nonno mi raccontò che dormirono su “letti” che si erano creati procurandosi pezzi di metallo ondulato, come quelli che si usano nelle favelas brasiliane per i tetti. Mi raccontò del freddo della notte e delle persone che si accalcavano ai cancelli per portare loro viveri e medicine. Mi raccontò di fucilate tra la folla e persone che morivano senza un motivo. Questo a sua mamma non lo raccontò.

 

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Parma, 18 settembre 1943

Egregia Signora,

durante il passaggio dei nostri soldati prigionieri uno di essi, Walter, mi ha pregato di scrivervi e dirvi che sta bene e spera presto di ritornare libero a casa.

Coraggio,

Luigi M.

 

19 settembre 1943

ATTENZIONE! A questa mia non rispondere ancora.

Mammina carissima,

finalmente dopo molti giorni di vita tremenda, durante i quali non soltanto una volta ho dubitato della resistenza delle mie forze spirituali e fisiche, ora sono stato riportato dal buon Dio ad una vita che è all’incirca come quella di prima, con la differenza che ora mangio molto meglio, ma alla moda tedesca.

Ho perso tutto. Ho una canottiera e un paio di mutande, non ho più pettine né le cose per farmi la barba, ma qui i Tedeschi ci trattano bene, non sono più prigioniero e ho diritto a qualche libera uscita.

Ricevi tanti baci e tu mamma non piangere più che come vedi la vita riserva sorprese di tutti i generi.

Affezionatissimo,

Walter

 

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Parma, 20 settembre 1943

Carissima Signora,

sarei ben lieta di poterle dare altre notizie di suo figlio, ma solo posso dirle che li avevano mandati in un campo di concentramento a Mantova, ma di lì sono già partiti e la destinazione con mio grande dispiacere non gliela posso dire perché non si sa niente. Se potrò sapere qualcosa sarà mia premura farglielo sapere. Con i miei più grandi auguri la ossequio,

Tatiana

 

Milano, 14 ottobre 1943

Mammina carissima,

ieri dato che ero di servizio in caserma avevo intenzione di scriverti, invece nel pomeriggio verso le 14 è venuto un capitano tedesco a prendere 6  uomini per andare a Vercelli a caricare generi alimentari, così mio malgrado ho dovuto partire in camion con questi 6 uomini e fino alle 22 non sono stato in caserma. È vero che abbiamo sgobbato parecchio, ma alla sera il capitano tedesco mi ha regalato un pezzo di parmigiano che sarà quasi 1 kg e che se vengo a casa te lo porto che forse ne hai più bisogno tu che non il sottoscritto.

Affezionatissimo,

Walter

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Mio nonno è poi riuscito a fare ritorno a casa, si è sposato ed è diventato papà. Molti dei suoi compagni non sono mai ritornati. Negli ultimi anni della sua vita, spesso si chiedeva che fine avessero fatto le persone con cui ha condiviso tutto, senza le quali forse non avrebbe vuto la vita lunga e felice che ha vissuto.

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5 Comments

  1. M di MS 27 Gen 2014 at 09:58

    Sono molto commossa.
    Noi abbiamo il diario di guerra di suocero e suo fratello. Diversamente da tuo nonno, dopo tutta una serie di peripezie in Italia e Iugoslavia, loro sono scappati in Svizzera. Ma è tutta un’altra storia.

    Reply
    1. Cristiana 27 Gen 2014 at 10:11

      Secondo me ognuno di noi dovrebbe tirare fuori dal cassetto quelle vecchie storie di famiglia, con cui noi siamo cresciute ma che i nostri figli non sentirebbero raccontare se non per bocca nostra.

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  2. Linda 27 Gen 2014 at 10:11

    Grazie Cristiana per aver condiviso tutto questo!

    Reply
  3. acasadiclara 27 Gen 2014 at 11:26

    Cristiana, hai fatto bene a pubblicare le lettere di tuo nonno. I miei nonnni non hanno fatto la guerra (anche se ci stavano come età, ma uno aveva 4 figli e l’altro non so perchè) ma mio nonno materno faceva il partigiano di città e anche lui ci ha lasciato un diario. quando tutti i testimoni non ci saranno più ( e ci siamo quasi) le loro parole serviranno per indicare la strada alle nuove generazioni.
    Sono in ufficio, ho gli occhi lucidi e ti abbraccio. ciao

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  4. Paola 27 Gen 2015 at 22:43

    Ciao Cri, davvero commovente, grazie per aver condiviso qualcosa di così importante e prezioso. Un abbraccio.

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