Mamme imprenditrici: Michela Calculli

Michela è un’esplosione di entusiasmo e passione, da quando l’ho conosciuta circa un anno fa non l’ho mai sentita avere un attimo di esitazione circa la sua nuova attività.

Rappresenta appieno lo spirito della rubrica Mamme imprenditricied è con piacere che oggi ve la presento. Abbiamo avuto modo di farci raccontare le storie di Manuela Cervetti, Antonella Pfeiffer, Raffaella Caso e Francesca Camerota. Oggi aggiungiamo un nuovo tassello al nostro puzzle di donne coraggiose con Michela, conosciuta in rete come Mamma Economia.

Quanto sei cambiata dopo la nascita di tuo figlio #bimbopatato?

Più che cambiata direi rinata. Ero arrivata ai trent’anni felice per il compagno che avevo trovato e completamente rassegnata per quel che riguarda le ambizioni lavorative, credevo che avere un’occupazione tranquilla e di basso profilo fosse il massimo per me. Poi è nato Ernesto e ho capito che mi stavo ponendo dei limiti da sola, che dovevo oltrepassarli quei limiti.

Che lavoro facevi prima di iniziare la tua attività di writer e blogger? 

Prima della mia attuale attività ho fatto molte cose, tra cui la responsabile amministrativa in azienda e la redattrice economica in un canale televisivo.

Come è nato il blog Mamma Economia?

Una sera, per caso. Volevo imitare una collega che aveva un blog di cucina, volevo parlare di conciliazione, un tema che senti come un macigno quando hai un bambino di quattro mesi e hai appena ripreso a lavorare.

Quali sono i tuoi obiettivi per il futuro?

Crescere, crescere, crescere. Crescere professionalmente, crescere economicamente, crescere in famiglia. E ho un grande sogno: poter avere almeno un collaboratore, sapere di aver creato almeno un altro posto di lavoro oltre al mio.

Cosa consiglieresti ad una donna che vuole buttarsi in un’attività in proprio?

Deve crederci! Non deve essere un ripiego, non deve trattarsi esclusivamente di una soluzione-ponte finché i bambini sono piccoli.

Michela ha voluto aggiungere una sua riflessione su cosa significa lavorare da casa:

Lavorare in proprio non significa lavorare meno, anzi. Non esistono o quasi weekend e vacanze, spesso si lavora in orari improbabili. Bisogna essere curiosi, coraggiosi e determinati. Bisogna lavorare duro e studiare tanto. Bisogna avere molta passione per quel che si fa, e allora i sacrifici non pesano. Bisogna purtroppo tenere presente che in questo paese amare il proprio lavoro è visto quasi come una colpa e che il mio lavoro in particolare viene percepito quasi come un passatempo in attesa di fare qualcosa di serio.
Se si tiene bene a mente tutto ciò gli ostacoli diventano più facili da superare.

Non posso che essere d’accordo al 100%!

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3 Comments

  1. ilmiosuperpapa 30 Ago 2012 at 11:07

    Complimenti!!! Ma per il collaboratore accetti anche papà?

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  2. Maria Michela 30 Ago 2012 at 12:32

    Ma certo che vanno bene anche i papà, devo solo arrivare a permettermelo un collaboratore 🙂

    Reply

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