Il parto in casa

parto in casa

Quando aspettavo Sofia l’idea mi è balenata. Ma veloce come si è presentata, è fuggita spaventata da mille dubbi, mille timori e tanta ignoranza. Già, perchè solo oggi scopro che Torino è l’unica città dotata di un’equipe legata a un ospedale pubblico specializzata nel parto a domicilio.
Ecco l’articolo de La Stampa da cui l’ho appreso. I numeri delle donne che decidono di partorire in casa e che poi riescono a portare a termine la loro scelta sono bassi, si tratta ancora di una nicchia di persone particolarmente decise e motivate. Tuttavia i dati sono in forte crescita.
Al di là dei numeri, vorrei riflettere sulle motivazioni.
 Ho sempre pensato che l’ospedale fosse il luogo della malattia, spesso purtroppo il luogo della morte e ho sempre avuto timore di questo limbo di dolore. Il mio rifiuto degli ospedali si è scontrato poi con la necessità di frequentarli, durante la gravidanza, per controlli, visite ed esami. Per nove mesi ho avuto più paura dell’ospedale in sè che del parto.
La visita alle sale parto durante il corso di preparazione ha riacceso in me mille paure. Quel luogo di transizione, freddo, estremamente medicalizzato, con le pareti e le tende verdi, la poltrona di pelle marrone e l’acciaio ovunque ha sortito un effetto di sconquassamento. Nonostante mi reputi una persona coraggiosa -anzi spesso al limite della spericolatezza – ho avuto davvero paura. Secondo il mio omeopata, la mancata partenza del travaglio è stata la conseguenza della paura del parto.
Dunque, forse, se avessi conosciuto più da vicino questa possibilità, avrei scelto anche io di affrontare il giorno che mi avrebbe cambiata per sempre in casa mia, tra i miei oggetti e i miei ricordi, tra le braccia di mio marito e sul letto che insieme avevamo scelto per noi qualche anno prima.
L’equipe di ostetriche allerta il 118 all’inizio di ogni travaglio e in caso di problemi o complicazioni durante il parto la futura mamma viene immediatamente trasferita all’Ospedale Sant’Anna.
Una soluzione sicura che offre la possibilità di vivere la magia del parto nel modo meno medicalizzato e forse più umano possibile.

Per approfondimenti sull’industria del parto, consiglio L’agricoltore e il ginecologo di Michel Odent, pubblicato da Il leone Verde.

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5 Comments

  1. mami 2 Nov 2011 at 11:08

    io ho scelto e ho avuto la fortuna di far nascere davide in casa maternità, una via di mezzo tra il parto a casa e quello in ospedale.
    Io avevo il terrore di incorrere in un parto forzato, la paura di trovare dei medici che non rispettassero le mie esigenze… così con un bel po’ di sacrifici (economici soprattutto, perchè queste strutture non sonao mai convenzionate) ho avuto una esperiena bellissima. In più sono stata anche seguita nel primo mese del bimbo (ho imparato davvero tanto e per me è stato come avere sempre un appoggio su cui contare).

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  2. Anonymous 2 Nov 2011 at 11:31

    Scusa ma alle 8.30 tu sei ancora a casa oppure aggiorno il blog mentre sei in ufficio?

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  3. Cento per cento Mamma 2 Nov 2011 at 11:34

    @mami, quella è la soluzione ideale. Certo che i costi sono elevati e non tutti possono accedervi. Se cambiasse un po’ la mentalità, realtà come quelle potrebbero essere gestite dalle ASL e completamente gratuite! 🙂

    @Anonimo, pianifico la pubblicazione dei post alle 8.30 e alle 14, ma li scrivo di notte ;-)… Potenza di Blogspot!

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  4. Silvia 2 Nov 2011 at 14:36

    su questo, non potrei essere meno d’accordo. il parto come momento magico, gli ospedali come posti angosciosi… stiamo parlando della nascita di un bambino, e la priorità è lui, non i gusti e le preferenze di mamma e papà.
    e quando parlo di priorità penso alla salute e alla sicurezza. al 99,9% tutto va bene, sicuramente. ma se tuo figlio dovesse rientrare in quello 0,1%? i dieci minuti (10?!? facciamo 20, và) che si impiega ad andare in ospedale possono fare la differenza in alcuni casi.
    meglio esserci in ospedale, e meglio ancora in un ospedale specializzato e con medici preparati a gestire qualunque emergenza. poi se non ti servono, meglio ancora. hai una vita davanti per vivere momenti magici a casa tua con tuo figlio, non saranno quei 3 giorni di ospedale a cambiarti l’esistenza. un parto andato male, sì.
    imparare a mettere da parte quando serve i nostri desideri e preferenze, e mettere il bambino al primo posto per le cose importanti credo sia alla base di diventare genitori.
    scusa se sono dura ma personalmente sono estremamente contraria ai parti a casa.

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  5. Marina 2 Nov 2011 at 16:58

    è bella l’idea del parto a casa ma è ancora più bello che sia un ospedale pubblico a sostenere questa opportunità. Sicuramente il fatto che sia personale qualificato a prendersi cura della madre faciliterà questa scelta e penso che possa essere utile anche a quelle madri straniere che, magari per motivi culturali, sono abituate a pensare al parto come a un evento da vivere nel clima domestico. Anche a me sarebbe piaciuto un parto a casa, prima di
    capire che ero terrorizzata dal parto in quanto tale! Poi è andata come è andata (cesareo).

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