Erano tutte diversamente maschiliste!

10246729_10202982486477541_8896256977875461823_nSono nato in una famiglia carica, ricca, densa e condensata di donne.
Avevo una nonna femminista, produttrice indisturbata di prole: 5 figlie, 3 figli.
Zie femministe, elevato 15.
Zii maschilisti, inutilmente direi, visto che le loro idee tenendo conto del loro Status sociale nella scala gerarchica della famiglia, valevano quanto quelle di una zanzara fastidiosa.
Mamma maschilista, così maschilista da poter sostenere che fosse diversamente uomo. Maschilista dicevo, ma con un forte desiderio, oltre il maniacale direi, di avere una figlia femmina: non arrivò mai, ma porc!
Desiderava così tanto una figlia, speranza che scaturiva indiscutibilmente dalla genia materna, che decise che lo scrivente avrebbe sopperito senza discussione ulteriore a realizzare il suo desiderio.

Venni cresciuto dalle zie, femministe, mia madre allora lavorava. Sorbole.

Ricordo ancora con un sottile filo di terrore le mie giornate in loro compagnia. Io ero “la sesta sorella”.
Venivo vestito spesso con una tutina aderente bianca confetto ed un tutù, truccato e celebrato come nemmeno Carla Fracci sul palco che balla il lago dei cigni, mentre in cuor mio pregavo e speravo nella morte del cigno.
Purtroppo sto cigno non morì ed ancora oggi conservo foto indecorose dei miei trascorsi fanciulleschi. Ancora oggi mi porto dietro una passione sfrenata per il trucco e quando posso, senza che nessuno se ne accorga, un poco di mascara, un tocco di eyeliner e una dolce stesa di fondotinta coprente non me la toglie nessuno.

Da piccolo, grazie alle sorelle Mengele e i loro esperimenti, ho sviluppato un forte senso di disgusto per Big Jim, bamboccione, spaccone e palestrato, di virilità troppo mal condito, il quale con superba arroganza pretendeva che Barbie abbandonasse tutti i suoi meravigliosi averi, per trasferirsi in un pessimo monolocale con bagno senza finestre e angolo cottura, ricavato in un vecchio mobile dei miei nonni, ancora maleodorante di scarpe vecchie.

Inutile dire che Big Jim, a causa di un terrificante incidente, organizzato ed eseguito da 4 Barbie e una Skipper (io), morì bruciato. Le Barbie, convolarono a nozze, tutte simultaneamente con Ken (improvvisamente comparso nella vita familiare dopo un non meglio precisato compleanno) mentre la povera Skipper (Io) si vide costretta a fare da testimone di nozze a tutti e 5 i matrimoni.

Tutto questo lungo preambolare, nasce da una discussione amichevole innescatasi in questi giorni con un’amica.
Sono un forte sostenitore delle uguaglianze, dei pari diritti, dell’equità sociale. Sono nato e cresciuto in mezzo alle donne, non potrei non essere un socio sostenitore.
Eppure, tutto questo lo trovo ridicolo: “femminista”, “maschilista”, “razzista”, “Bianco”, “nero”, “Rom”
Sono termini che hanno bisogno di catalogare, etichettare le persone per un solo unico Status.
Ci sono ancora leggi create su misura per questa o quella categoria, pene commisurate in base alla mano che offende e il corpo offeso. Norme che creano dissapori, disagi e malesseri sociali. Creano realmente le divisioni che poi in definitiva non esistono. Ci sono leggi che tutelano le donne (a sfavore degli uomini) e leggi non scritte che tutelano gli uomini (a sfavore delle donne).

Inutile non sostenere che le donne/mamme lavoratrici devono gestire un carico psicofisico decisamente superiore ad un uomo (a parità di ruolo lavorativo).

Non credo nelle differenze intellettive tra uomo e donna, nemmeno nelle differenze fisiche intese solamente come forza.
Chi può sostenere che l’uomo sia più forte di una donna, osservando le guerrigliere di Kobane?
Chi può sostenere che la donna sia più intelligente dell’uomo, leggendo Flavia Vento?
Chi può sostenere che la legge sia maschilista se si ascolta una udienza di divorzio?

Credo invece che questa società, quella fatta di marketing e TV, a differenza delle società passate, abbia un bisogno fisiologico di trasmettere una visione stereotipata e scissa in “uomini” e “donne”, avendo già da tempo accettato e sponsorizzato l’omosessualità.
Una società piatta non venderebbe, affosserebbe il mercato. I prodotti si appiattirebbero in un unico e grigio prodotto.
Il reggiseno Unisex? Invendibile.
Calzini bucati Unisex? Troppo sciatti.
Insomma, basta. Io credo che sia arrivato il tempo che noi cittadini, tutti, troviamo la forza e il coraggio di chiedere leggi extragender, dove uguaglianza significhi uguaglianza sia di diritti e di doveri.
Una società dove se l’uomo stira la camicia non ha più alcun diritto di andare al bar a vantarsi con gli amici per una settimana e dove l’affidamento congiunto dei figli può essere anche affidato al padre; perché padre non significa sciatteria e catastrofi naturali oltre che psicologiche, madre non significa necessariamente eccellenza nelle prestazioni (manco avessi sposato una BMW)
Sotterriamo l’ascia di guerra e lavoriamo assieme per una nazione, un mondo migliore.

E speriamo che qualcuno si ricordi di fare una legge per la tutela di Skipper e Big Jim

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Massimiliano

Sono Massimiliano Di Nicolantonio ma mi conoscete come Max Dejavù. Sono un poco scrittore e un poco blogger. Un po' tecnico e un molto padre. Sono un po' potamo e un po' troppo tutto il resto. Scrivo, disegno, presento e racconto.

4 Comments
    1. Raethia, chi di noi non è stata una Skipper? Ti dico questo mentre mi rifaccio lo smalto alle unghie!
      Un abbraccione, cara.

      Max

  1. È un bell’articolo. Al di là dell’umorismo veicolato dagli aneddoti personali c’è la verità più faticosa da far avanzare: una visione umanistica che è davvero condivisibile al di là di qualsiasi parte.
    Grazie, mi è piaciuto leggerlo.

    1. Grazie Barbara. Sono felice tu condivida il mio pensiero. Ovviamente la soluzione al problema è lontana anni luce ma, nonostante questo, cercare ogni giorno di fare anche un poco perché tutto migliori, non credo sia così impossibile.
      Ti aspetto al prossimo post. Giovedì 10. Magari mi dici cosa e come la pensi. 😉

      Max

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