Tu sei un carnefice. Un sogno per domani.

Un sogno per domani
Un sogno per domani

Avete 7 giorni di tempo per pensare a 3 persone alle quali avete fatto un torto, chiamare o scrivere loro per chiedere scusa per “quel torto” commesso. Non è una catena di Sant’Antonio, non è un modo per intasare cellulari, mail, telefoni. È un modo per cercare di combattere alcune bruttezze di questo mondo e perché no, un modo per rendere migliori noi stessi. Raccontatecelo qui o sulla pagina Facebook di Centopercentomamma

Ho sbagliato continuamente, nella mia vita.

Ho sbagliato con i pensieri, con le parole, con le opere e le omissioni.

Pare facile ammetterlo a parole, forse più facile negarlo o scagionarsi.

So di aver ferito; spesso le parole sono peggio dei coltelli.

So di aver ucciso; ogni giorno muore chi diventa schiavo delle angherie, delle molestie, della violenza.

So di aver contribuito a ferire, sistematicamente, delle persone.

Ero molto piccolo, anche se non è una giustificazione, ma l’ho fatto e me ne pento.

Sono certo di aver subito ingiustizie, tradimenti; le persone spesso ti feriscono senza realmente volerlo.

Negli anni ho cercato di rimediare, placare i tormenti della mia coscienza. Ho cercato di porre rimedio agli errori di un bambino che, vittima di bullismo, cercava nell’emulazione un’ancora di salvezza.

Raccontata così possiamo sembrare le persone peggiori di questo mondo, anche se non lo siamo realmente. La verità è che le persone che subiscono un torto non ricordano più le cose buone che abbiamo fatto o che faremo ma, per un farraginoso meccanismo del cervello, tendono a ricordarci come il peggiore dei loro incubi.

Vi siete mai fermati a fissare il vostro volto allo specchio alla meticolosa ricerca di qualcosa e di aver scovato nel solco della vostra pelle, piccole cicatrici come fossero codici segreti di una mappa, le tacche a cinque a cinque dei reclusi che contano i loro giorni di prigionia?

Così possiamo fare, in maniera silenziosa ed onesta, alla ricerca di quelle piccole cicatrici che spesso sono là, latenti e silenti, in un angolo della nostra coscienza.

Ho letto da qualche parte una metafora meravigliosa:

Le tasche dei pantaloni sono due. Nel lato sinistro per ogni torto subito nella vita si accumulerà una pietra. Nel lato destro accadrà la stessa identica cosa ma questa volta per ogni torto commesso.

Questo perché i torti subiti o commessi sono come dei pesi che si accumulano lungo il percorso della vita. E se quel lungo cammino è la vita o anche solo la Self Transcendence 3100 mile Race, pare evidente che ad un certo punto della nostra vita il peso nelle tasche sarà tale da non permetterci più di camminare.

Cosa possiamo fare dunque?

Scaricare le pietre dalle tasche. E se scaricare il peso di un torto subito è spesso impossibile per una serie logica di motivazioni, pare assolutamente più facile immaginare di porre rimedio ai torti commessi.

Prendendo spunto da un film meraviglioso “Un sogno per domani” con Kevin Spacey e Haley Joel Osment, vi sfido a fare questo gioco che ritengo necessiti di tanto coraggio e voglia di mettersi in gioco.

Avete 7 giorni di tempo per pensare a 3 persone alle quali avete fatto un torto, chiamare o scrivere loro per chiedere scusa per “quel torto” commesso.

Non è una catena di Sant’Antonio, non è un modo per intasare cellulari, mail, telefoni.

È un modo per cercare di combattere alcune bruttezze di questo mondo e perché no, un modo per rendere migliori noi stessi.

Massimiliano.

Massimiliano

Sono Massimiliano Di Nicolantonio ma mi conoscete come Max Dejavù. Sono un poco scrittore e un poco blogger. Un po' tecnico e un molto padre. Sono un po' potamo e un po' troppo tutto il resto. Scrivo, disegno, presento e racconto.

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