Della separazione e di tante nuove opportunità

Separazione e nuova vita
Separati, c’è vita oltre la morte? Ma soprattutto, c’è vita dopo una separazione?

Disse un giorno Lord Chesterfiel:

“l’unica pace solida e durevole tra un uomo e sua moglie è, senza dubbio, una separazione.”

Aggiunse poi Woody Allen, trecento anni dopo in – Provaci ancora, Sam:

“Il timore della separazione è un interessante fenomeno psicologico. Una volta, da sposato, dovetti partire per Washington e, benché fossi io che partivo, mi sentii male. Quando tornai, invece, diede di stomaco mia moglie.”

Completò il trittico di riflessioni qualche giorno fa una mia amica, dicendo:

“Ho pianto per un periodo opinabilmente lungo, o forse breve. Alla fine ho capito che dovevo smettere di piangermi addosso. Ho ripreso in mano la mia vita e mi sono detta che dovevo essere felice! Fan****”

Come si torna a vivere dopo una separazione? C’è vita dopo la morte? ma soprattutto, c’è la vita dopo la separazione? Chiedetelo a Quelo, io vi dirò solo quanto avrete compreso che e se la separazione era la scelta giusta, per voi.

La separazione è la fine di un amore (bada bene che si era già estinto da tempo), purtroppo legalmente indissolubile. Non è la fine del mondo, è solo la fine di quel mondo.

C’è chi ne paga maggiormente le conseguenze, chi meno, ma in qualunque caso è la fine, la fine senza fine. Fallimento, vittoria, sconfitta, tragedia? Immane tragedia?

Se oggi posso sostenere con leggerezza che l’amore non esiste, con altrettanta incoscienza posso asseverare che sia difficile, alcune volte impossibile, trovare i tre nodi del cingolo, da sciogliere, per svincolare le vite di due persone sposate, spossate.

Abbiamo due possibilità ed un solo colpo in canna:

  1. Possiamo passare il resto della nostra esistenza nella inebriante e compiacente sofferenza, nel candido ed eterno torpore. Situazione meravigliosa per chi ha intenzione di non fare nulla. La sofferenza resta là, affonda le sue radici nel nostro petto dandoci continua linfa mortifera per sostenerci nello scavare sempre più a fondo, nell’oscuro baratro.
  2. Possiamo invece aprire le finestre e dire, o dirci: “Riparto da me stesso.” Hai il dovere ed il diritto di rifarti una vita dopo la separazione, sia in presenza di separazione consensuale che di separazione giudiziale.

Cogliamo l’occasione per trovare il lato positivo anche in quelli che possono sembrare immani fallimenti. Non importa se siamo stati lasciati per un altro/a, perché voleva realizzare un sogno nel cassetto, perché voleva rincorrere il successo o perché desiderava navigare i sette mari nonostante fosse incapace di nuotare. Non importa in fin dei conti chi ha lasciato chi.

Cogliamo l’occasione per ritrovare noi stessi, per chiederci chi siamo, chi eravamo e se la strada percorsa sia quella realmente desiderata. Fuggire non servirà a nulla, non possiamo fuggire da noi stessi per tutta la vita. E detto tra noi, quelli che si piangono addosso all’inizio fanno tenerezza, poi diventano molesti, ancor prima del pesce il terzo giorno.

Noi non siamo un fallimento, non siamo quel fallimento. Noi siamo un puzzle di successi e fallimenti, mescolati in una unica soluzione.

Se la separazione è il fallimento di un progetto di vita, questo non significa che il fallimento risieda in noi, e se anche fosse il più grande insuccesso della nostra vita,  abbiamo tutte le carte in regola per risollevarci, guardarci allo specchio con un sorriso e tirare ancora avanti.

Bisogna darsi risposte, ritrovarsi.

Il nostro agire è d’esempio per i nostri figli. Ritengo sia molto più incisivo, molto più diretta ed educativa l’immagine che diamo, rispetto a mille parole.

Così, farsi vedere forti, decisi, rispettosi di se stessi e della propria vita, credo sia meglio in termini didattici del mostrarsi deboli, piangenti, accusatori nei riguardi dell’altro coniuge.

Ci sono genitori che inavvertitamente tendono ad usare il proprio piccolo come un confidente, gravandolo di pesi che non gli appartengono, di sofferenze che non dovrebbero conoscere oltre a quelle che già certamente patiscono con una separazione.

Scarichiamo il peso che ci portiamo dietro, non carichiamolo sulle spalle dei nostri figli.

Ritroviamo noi stessi, la notte in riva al mare, in cima ad una montagna, nei sentieri dei boschi, lungo le strade della città, davanti ad un caminetto scoppiettante. Diamo un nome alle nostre emozioni senza paura di nominarle; sfoghiamoci, risvegliamoci.

Scopriremo improvvisamente, alquanto sorprendentemente, di avere più tempo per i nostri figli, in maniera esclusiva. Ci sorprenderemo nel discoprire di avere più tempo per noi anche in presenza dei nostri figli. Scopriremo di avere più tempo per i nostri silenzi, per le nostre passioni, per i nostri casini.

Così, come nel Taekwon-do insegnano ad ad usare contro la stessa forza dell’avversario, così nella vita, impariamo ad usare l’energia negativa prodotta da eventi devastanti e plasmarla a nostro favore.

Quindi, visto che il primo principio della termodinamica rappresenta una formulazione del principio di conservazione dell’energia, affermando che: “L’energia non si crea né si distrugge, ma si trasforma, passando da una forma a un’altra” possiamo senza ombra di dubbio sostenere che l’energia atomica prodotta da una separazione può essere trasformata passando da una forza negativa ad una positiva, per migliorare millantavolte la nostra inspiegabile vita. 🙂

E un immenso grazie a chi vi ha lasciati.

 

Posted by https://www.facebook.com/massimiliano.dinicolantonio

Massimiliano

Sono Massimiliano Di Nicolantonio ma mi conoscete come Max Dejavù. Sono un poco scrittore e un poco blogger. Un po' tecnico e un molto padre. Sono un po' potamo e un po' troppo tutto il resto. Scrivo, disegno, presento e racconto.

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