SEPARAZIONE: I PADRI INVISIBILI

Sono un padre separato, ho quarantanni e dopo la separazione quasi tutto ciò per cui avevo lavorato, faticato ma soprattutto che avevo sognato, è praticamente andato perduto.

Dalle ceneri  ho cercato di rinascere ma spesso il peso che grava sulle spalle di noi padri è più grosso di quello che lasciamo intravedere.

Non sono arrabbiato con qualcuno, alla fine tutto passa. Con il tempo mi sono risollevato e ho ripreso il mio cammino, cosciente che dalla mia solidità dipendeva anche quella dei miei bambini.  Qualche volta il nostro sorriso lascia trasparire stanchezza ma la vita deve andare avanti.

Bisogna imparare a dare il giusto peso e a convogliare le nostre forze sulle persone che ci restano accanto, senza disperdere energie su quelle che sono andate via.

Parlare di separazione e divorzio, analizzando statistiche e fenomenologia, non vuole e non deve essere un j’accuse nei riguardi di una categoria quanto invece la necessità di innescare ragionamenti volti a trovare soluzioni che, a grandi linee, possano aiutare ad affrontare al meglio la vita dopo la rottura del “contratto” di matrimonio.

Nessuno ci ha mai spiegato veramente cosa significhi “matrimonio“; meno che mai ci hanno spiegato cosa significhi “separazione” e “divorzio“.

La separazione non deve essere la fine di qualcosa, quanto l’inizio di un nuovo equilibrio.

Nessuna separazione è lieve ma tutto si può affrontare.

La separazione avviene quando un coniuge, o entrambi, arrivano alla conclusione che le cose non andavano più da tempo, con la conseguente e difficile presa di coscienza che lo stare assieme può creare maggiori sofferenze della separazione stessa.

Nelle separazioni si esce spesso tutti sconfitti, per primi i figli.

Al netto delle situazioni più estreme, gli ultimi dati statistici della Caritas vedono l’uomo e la donna alla pari nelle situazioni di indigenza post-divorzio.

Altresì, uno dei fenomeni sempre più dilaganti, causato anche dall’aumento esponenziale delle separazioni e dei divorzi, è lo svilimento sociale della figura genitoriale attualmente più debole: quella paterna.

Le statistiche* dicono oggi che circa l’80% dei divorzi, in Italia, sono richiesti dalle donne.

Noi uomini, oggi, paghiamo lo scotto di una società che solo da poco tempo ha iniziato ad attivare politiche paritarie per l’inclusione degli uomini e le donne nel mondo del lavoro. Mondo che fino al suffragio universale del 1946 (e per molti anni ancora dopo) ha considerato la donna come la figura che doveva prendersi cura del focolare domestico, e la figura maschile come  quella del viril Maciste, utile solo a spaccare pietre, arare campi e portare il pane quotidiano a casa.

Pari diritti e pari doveri, oltre alla dignità di un lavoro, garantirebbero ad entrambi i coniugi di poter meglio svolgere il proprio ruolo di genitore.

Questa struttura familiare ha trovato la sua forza nei tempi passati (attenzione che in nessuna epoca la figura dell’allegra casalinga che attende il rientro del rozzo mastino è mai esistita se non nei film americani) è andata a morire negli ultimi 50/60 anni, a seguito di una nuova rinascita dei valori, una presa di coscienza corale e collettiva da parte delle donne, le quali, giustamente, hanno rivendicato parità di ruoli e di diritti.

Questa società stenta ancora ad aprire il mondo del lavoro in maniera equilibrata anche nei riguardi delle donne, con un conseguente maggior impegno lavorativo dei padri, soffocati da orari di lavoro che difficilmente riescono a conciliarsi con una divisione paritaria del tempo con i propri figli.

Da una parte troviamo le donne che rivendicano un ruolo paritario attivo sia sociale che lavorativo. Dall’altra parte troviamo

gli uomini che rivendicano un ruolo equo e paritario nell’educazione dei propri figli, nella qualità e nella quantità del loro tempo con i figli.

In questo sbilanciamento di ruoli, è evidente che nei casi di separazione/divorzio entrambe le figure genitoriali si ritrovino a combattere con difficoltà bilanciate seppur differenti.

Io mi sono ritrovato improvvisamente catapultato in una dimensione spesso insostenibile sia in termini economici che psicologici.

Trasformati improvvisamente in bancomat, costretti a versare alimenti per figli, ex moglie ed eventuali mutui gravanti sulla prima casa (che nella quasi totalità dei casi il giudice affiderà ai figli i quali, per loro tutela, devono risiedere presso il domicilio d’origine seguiti dalla madre), impegnati quasi totalmente nel lavoro, con orari spesso non facilmente conciliabili con il desiderio di poter passare più tempo (e di miglior qualità) con i nostri figli, difficilmente riusciamo a ricostruirci una nostra vita, ritrovandoci in situazioni di grave depressione.

Costretti a tornare presso il domicilio d’origine, con genitori oramai diventati anziani, o a dover ripiegare presso domicili occasionali, spesso accolti periodicamente da parenti ed amici, subiamo negativamente tutte le conseguenze di una rottura mai preventivata al momento del fatidico sì.

In una situazione simile, impossibilitati dal poterci ricreare un nuovo nido, un piccolo angolo che abbia la parvenza di una casa, è facilmente prevedibile la parabola verso il basso che qualsiasi persona subirebbe.

Il doversi appoggiare a parenti ed amici mina e minerebbe la stabilità emotiva di qualsiasi persona che fino a qualche tempo prima si era dignitosamente mantenuta. Vengono a mancare i propri spazi, le proprie abitudini. Gli scatoloni diventano il nuovo armadio, la nuova mensola, in attesa di essere aperti in un insperato prossimo futuro. L’autostima crolla e la propria dignità inizia a vacillare.

Lo stipendio, brutalmente ridimensionato, non basta a sopperire alle varie necessità e dove con 1600€ si poteva vivere in 4, con 700€ da soli spesso non si arriva a stento alla fine del mese.

Ed allora nascono ogni giorno associazioni a tutela dei papà separati che oltre a portare generi di conforto, assicurano per tempi più o meno lungo, alloggi caldi e puliti che possono garantire una sicurezza maggiore rispetto a quella data da un’automobile, una doccia e la possibilità di poter preservare se stessi dal peso di una vita andata in frantumi.

Massimiliano

fonti

*Tiziana Franchi, Presidentessa di Associazione padri separati

Ogni riferimento a fatti, persone, cose realmente accaduti o esistiti è da considerarsi puramente casuale e a titolo statistico, involontario e pertanto non perseguibile.

L’autore si esprime nel pieno rispetto dell’articolo 21 della Costituzione della Repubblica Italiana sulla libertà d’opinione e di espressione.
Massimiliano

Sono Massimiliano Di Nicolantonio ma mi conoscete come Max Dejavù. Sono un poco scrittore e un poco blogger. Un po' tecnico e un molto padre. Sono un po' potamo e un po' troppo tutto il resto. Scrivo, disegno, presento e racconto.

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