Papà è colui che non c’è mai?

Decenni e secoli di sopravvivenza hanno segnato il rapporto genitoriale tra padri e figli.

Il credo popolare, fatto spesso di luoghi comuni, vuole che la posizione del padre sia sempre e comunque minoritaria. L’uomo lavora, la donna pensa alla casa. L’uomo non pensa all’educazione dei figli. L’uomo non pensa affatto ai figli.

Forse prima. Ora che i tempi sono cambiati, molte cose sembrano incorreggibili e il divario tra padri e figli sembra per certi versi incolmabile. I diritti dei padri sono sempre imperscrutabili: diritto alla paternità, diritto al congedo neonatale, diritto all’ora della poppata, diritto all’affidamento dei figli in caso di separazione dei coniugi.

Una persona sola al comando, anche la più onesta di questo mondo, finirà necessariamente per condizionare i pensieri e le abitudini dei propri figli, a discapito del coniuge assente, per questioni di puro e semplice lavoro. (Ovvio che esistono centinaia di esempi di padre inenarrabili ma è altrettanto vera l’esistenza di madri indecorose.)

Non esserci, fisicamente, significa dover lavorare il doppio per poter ottenere quello che una madre ottiene con la sua presenza quotidiana. Significa ricordare ai tuoi figli, continuamente, a parole e con i gesti, che in qualsiasi situazione si trovino, il loro papà sarà con loro, pronto a sacrificare la propria vita per loro, pronto a correre in loro aiuto. A questo siamo stati abituati per secoli, a causa di politiche forse maschiliste ma anche troppo guerrafondaie. Il padre lavora in miniera, il padre lavora nei campi, il padre va in guerra. Le donne si occupano della prole.

E se me ne volessi occupare io? Se volessi mantenere io miei figli, mentre mia moglie va a lavorare? Orde di donne assetate di sangue mi strapperebbero via gli occhi dalle orbite, incapaci di pensare anche minimamente che equità e pari diritti sono alla base di un rapporto familiare equilibrato.

Persino nelle cause di separazione, il 97% degli affidi (ancorché congiunti) sono presso la sede di residenza della madre, con la madre.

Mi piace però pensare che in un futuro non troppo lontano, la Legge, per equità ed equilibrio, decida di equiparare diritti e doveri dei genitori, proprio come si spera a livello di diritti per uomini e donne.

Quante volte sentiamo dire che “il padre non c’è mai” senza sentir aggiungere minimamente che le cause della sua assenza sono da ricercarsi spesso e volentieri nel lavoro, nella necessità di poter portare a casa il pane quotidiano. In uno Stato che non aiuta anche solo “culturalmente” l’inserimento della donna nel mondo del lavoro, l’uomo è costretto a farsi carico del sostentamento economico. Una macchina per fare soldi, spesso anche fin troppo pochi.

Essere padre è una grandissima responsabilità: i bambini respirano le abitudini, le parole, i comportamenti e il modo di fare della madre, lasciando al padre piccoli spiragli per sperare di far breccia nel cuore dei propri bimbi.

Credo che in molti concorderanno sul fatto che il sacrificio non sia la prima parola che associamo a cosa speriamo per i nostri figli adulti. Felicità.

Quindi no, il papà non è solo sacrificio, lavoro e stanchezza. Il papà è spesso amore, allegria, fantasia, voglia di vivere, gioco e spensieratezza. Il papà è un uomo che con le sue emozioni, i suoi obblighi, e le sue frustrazioni, influenzerà la direzione delle vite dei figli. E che ha “l’obbligo” di non dimenticarsi di se stesso quanto dei suoi figli, neanche quando sembra impossibile riuscire a trovare il tempo giusto da dedicare ai propri bambini. Una papà felice e in pace con se stesso può donare molto di più ad un figlio, anche se ciò implica dover andare lontano da casa per cercare di mantenere la propria famiglia, la serenità economica che ogni genitore spera per i propri bambini.

E se domani dovessi poter rinascere, vorrei rinascere Giurista o Avvocato, per portare un poco di equilibrio in questo mondo squilibrato. Io oggi, rivendico il diritto all’uguaglianza, alla parità dei sessi, alla parità di diritto.

Io, sono padre e i bambini sono la mia vita.

Massimiliano

Sono Massimiliano Di Nicolantonio ma mi conoscete come Max Dejavù. Sono un poco scrittore e un poco blogger. Un po' tecnico e un molto padre. Sono un po' potamo e un po' troppo tutto il resto. Scrivo, disegno, presento e racconto.

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