Padri separati: per il bene superiore dei figli.

Padri separati: per il bene superiore dei figli

La separazione…

C’è Marco: la moglie lo ha denunciato per violenza domestica, per poter allungare i tempi di decisione per l’affido congiunto del figlio. Lui però, già in sedia a rotelle, era impossibilitato dal poter commettere qualsiasi violenza. Nessuno cercò realmente di capire la verità. Marco non vedeva il figlio da 2 anni. Ogni giorno di visita, per due anni, andava la mattina a comperare un regalo per il suo bambino. Regalo che puntualmente finiva nell’armadio perché lei, alla sera, non gli faceva vedere il figlio. I Carabinieri gli dicevano di avere pazienza. Anche i Servizi Sociali gli dicevano di avere pazienza. Lui pazienza ne aveva tanta. Quando il Giudice impose l’affidamento congiunto era troppo tardi: Marco era morto senza vedere il proprio figlio per due lunghissimi, interminabili anni. I regali ora giacciono soli, ancora impacchettati, dentro l’armadio.

C’è Alberto: ha dovuto chiamare i Carabinieri per poter vedere suo figlio. La moglie non glielo faceva vedere da due settimane. Lui ha lasciato la moglie, non la amava più. Hanno intrapreso comunque una separazione consensuale per evitare eccessive spese processuali. I giorni di visita sono stati prestabiliti ma spesso capita che lui non riesca a vederlo.

C’è Franco: guadagna 900 € al mese, deve pagare metà mutuo (350€/mese) e dare 200€ mese per il figlio. Cerca di sopravvivere con 350€ che, per ovvie ragioni, non gli bastano per arrivare alla fine del mese. La moglie lo ha lasciato, non lo amava più. Separazione consensuale per evitare eccessive spese processuali.

C’è Giovanni: vive con i suoi, non potendo permettersi un’altra casa. Tutte le sere va a trovare la figlia. La ex moglie non permette loro di stare da soli, lui si sente sempre sotto pressione, sempre giudicato. Vorrebbe un poco di intimità ma non può portare la figlia a casa sua perché non c’è spazio per un altro lettino ed i genitori sono molto anziani. La moglie non lo amava più e lo ha lasciato. Lui, operaio, guadagna 950€ al mese. Gli restano 300€ e non può permettersi una casa tutta per sé e per la figlia.

C’è Nicola: la moglie un giorno ha portato via i bambini e per un anno non ha saputo né dove fossero, né come stessero. Quando sono stati trovati i Carabinieri ed i Servizi Sociali gli hanno detto di avere pazienza.

C’è Carlo: in quattro anni ha visto i figli 7-8 volte. Gli hanno sempre detto, tutti, di avere pazienza. La moglie lo aveva lasciato per un altro. Hanno intrapreso comunque una separazione consensuale per evitare eccessive spese processuali.

C’è Alessio: lei lo ha lasciato. Lei gli ha detto che tutto quello che avevano costruito assieme era frutto del desiderio di Alessio. Lei non avrebbe voluto fare nulla di quello che avevano fatto – non voleva i figli, non voleva la casa, non voleva sposarsi. Lui è stato il peggior cancro che una donna avrebbe mai potuto incontrare. Lei ora sta con un altro. Lei, trascinata nel sogno di un altro, se l’è portato via e l’ha fatto suo, tenendosi casa e figli. Lui vive con 500€ al mese ed ha smesso di sognare.

C’è una violenza psicologica, sottile, che uccide più di cento coltellate. È una violenza nascosta, celata, che non viene mai raccontata, una violenza giuridicamente ignorata. Conosciuta, sì, ma sottovalutata.

È una violenza sadica, sarcastica, demoniaca, volutamente spregevole che necessità di categorizzare i genitori in padri e madri, uomini e donne, in modo da poter individuare una vittima sacrificale.

Il bene superiore dei figli.

Quale Stato, quale popolo può in maniera falsa, ridicola ed ipocrita, parlare di bene superiore dei figli quando, a conti fatti, l’annientamento di uno dei due coniugi costituisce sofferenza per il bambino, costretto a vedere uno dei due genitori brancolare nel buio in cerca di giustizia, una casa, la costruzione di un nuovo sogno.

L’amore finisce, l’amore si crea, l’amore si distrugge ma i figli restano

Sono passati 12 lunghissimi anni dall’uscita della Legge 54/2006. I passi compiuti sono pochi, brevi ed incerti. La legge finge di avere le mani legate, così la rabbia monta e la violenza pure. Il suicidio nella categoria dei papà separati è in continuo aumento.

Nel 2016 quasi 200 padri suicidi. Uomini senza un volto, uccisi da assassini senza impronte digitali.

Un esercito di desaparecidos spesso senza colpa.

Indiscutibile e giusta sarebbe la condanna di ogni tipo e genere di violenza, anche quella psicologica.

Indiscutibile la responsabilità dello Stato, reo di ignorare le ingiustizie e di aver creato, con la disattesa applicazione delle leggi e con la mancata legiferazione di nuove norme, più moderne, al passo con i cambiamenti sociali e di supporto anche alle continue ed insistenti richieste che arrivano dal mondo dei genitori separatile, le stesse ingiustizie che oggi si cerca di combattere: dalla condizione dei padri separati che vivono una situazione di enorme disagio economico e psicologico, all’impossibilità delle donne di avere una retribuzione equiparata per mansione a quella dei colleghi maschi o il sostegno non solo economico per la gestione dei figli.

C’è il bene dei nostri bambini, quegli stessi bambini che la legge e molti genitori dicono di “tutelare” quando vengono espressamente redatte le clausole di separazione.

Un bene superiore che probabilmente non era stato valutato al momento della richiesta di separazione e che, ancora di più, non viene ascoltato quando a parlare è la voce o lo sguardo di un bambino, costretto a vedere la sua famiglia distrutta ed uno dei due genitori ridotto ad essere l’ombra di se stesso.

Bisogna intervenire, ripristinare gli equilibri, rapidamente. C’è necessità di aiutare le mamme ed i papà; ridare dignità alle famiglie a geometria variabile.

Bisogna intervenire urgentemente al fine di equiparare diritti e doveri dei coniugi, perché nessun genitore si senta di poter essere l’unico depositario del bene supremo dei propri figli e perché nessun genitore possa pensare di poter scaricare la gestione dei figli sull’ex coniuge.

C’è un mondo, là fuori, che grida silenziosamente in attesa che qualcuno intervenga. Ed ogni minuto, ogni ora, ogni giorno che passa senza che nessuno faccia nulla, diventa un minuto, un’ora, un giorno in più che i vostri ed i nostri figli dovranno vivere nella frustrazione di una violenza silenziosa, perpetrata nei riguardi di un suo genitore.

Non è più tempo di sole parole, è tempo di prendere delle posizioni chiare e decise.

I nomi dei protagonisti sono stati volutamente cambiati con nomi di fantasia. Le storie accorciate.

foto di copertina: https://www.avvocatiepartners.it/famiglia/padri-separati-intervista-albanese/

Massimiliano

Sono Massimiliano Di Nicolantonio ma mi conoscete come Max Dejavù. Sono un poco scrittore e un poco blogger. Un po' tecnico e un molto padre. Sono un po' potamo e un po' troppo tutto il resto. Scrivo, disegno, presento e racconto.

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