ODIO E BULLISMO: LE ARMI DEL SUCCESSO.

Bullismo

Odio e bullismo, le armi del successo. Quanti fanno dell’odio e del cyberbullismo delle armi di successo? Spostare l’attenzione sugli altri permette di non mostrare le proprie pecche e questo funziona con tutto.

Scienza, sociologi, politici e argomentologi oggi ci spiegano cosa sia il Bullismo e disegnano, caratterizzano il Bullo nei suoi tratti sociali e culturali. Cavolate.

Chi è il bullo? NOI.

Chi sono i bullizzati? NOI

Il bullismo ci circonda, il bullo è dentro ognuno di noi.

Mi si chiede di scrivere un articolo sul bullismo, sull’onda di quanto accaduto negli ultimi tempi. Mi si chiede ovviamente non di trattare i fatti in sé quando le metodologie messe in atto per svilire, distruggere e sopraffare il prossimo, di qualsiasi sesso o età. Difficile anche se in passato sono stato vittima di Bullismo, per lungo tempo.

Il Bullismo è sempre esistito. Prendetene atto e fatevene una ragione.

Certo è che se vogliamo “categorizzare” un atto di violenza psicofisica utilizzando solo i dati di quella determinata fascia di età, allora sottovalutiamo e snaturiamo tutto il discorso sulla violenza in genere.

Un poco come quando un uomo uccide una donna e lo chiamano “femminicidio” anziché “omicidio“. Standing Ovation per chi creando in laboratorio un nuovo concetto, ha creato nuovi professionisti e nuovi pensatori e specialisti del settore.

Ghettizzare un problema, ridurlo e rinchiuderlo all’interno di un bussolotto Kinder non aiuta a capire il problema.

Come non risolve nulla pensare che il “Bullismo” sia un fenomeno moderno. Altra cazzata per inventare nuovi pensatori, nuovi mestieri e nuovi dibattiti.

Dicevo, il Bullismo esiste da sempre. Qualcuno di voi ricorderà Le Petit Nicolas (1960). Se non lo ricordate andate a comperare il libro, bellissimo, creato dall’autore francese René Goscinny e disegnato da Jean-Jacques Sempé. Esempio del bullismo ironico, ma nemmeno tanto.

Vogliamo parlare di Candy Candy (1975) e i carissimi Neal e Iriza?

E le sorellastre di Cenerentola (18**)?

Speravo in un dibattito costruttivo, ma poi facendo un giro nella rete, mi sono reso conto che per molti di voi è già una professione. Su molte bacheche FB prolifera la rabbia, il veleno, lo spargimento d’odio e la frustrazione; capisco allora che sarebbe inutile. Inutile sperare che lo strillone del paese capisca l’importanza del silenzio. Inutile chiedersi perché i nostri giovani siano sempre più bulli o bullizzati.

Adesso vi svelo una cosa simpatica che probabilmente ignorate. Secondo indagini Istat sui comportamenti offensivi e violenti tra i giovanissimi, nel 2014, più del 50% degli 11/17enni è stata vittima di un episodio offensivo, irrispettoso e/o violento da parte di coetanei.
I comportamenti violenti che caratterizzano il bullismo sono i seguenti:

  1. Offese, parolacce e insulti; 
  2. Derisione per l’aspetto fisico o per il modo di parlare; 
  3. Diffamazione; 
  4. Esclusione per le proprie opinioni; 
  5. Aggressioni fisiche.

A parte le aggressioni fisiche, i punti 1) 2) 3) 4) vi dicono qualcosa? Credete che in molti dei vostri post, in molte delle vostre affermazioni non ci siano tutte e quattro le caratteristiche necessarie per caratterizzare il bullismo? E con chi vivono i vostri ragazzi, con voi che incarnate il demone dell’insulto o con la fata turchina?

Cosa posso aggiungere? Pensate che la colpa sia sempre e comunque degli altri.
Siete certi? Siamo sicuri che noi, voi, non facciamo parte di quel sistema denigratorio e vessatorio che tutti i giorni decide quale sia la vittima sacrificale?
Credete che l’insulto facile non sia una forma edulcorata di odio e bullaggine?
Siete certi di non essere una di quelle mani che un giorno, un qualsiasi giorno, ha deciso di scagliare la pietra che aveva in mano, con la candida certezza di non avere né colpe né crimini da espiare?
Quando punti il dito per condannare, tre dita rimangono puntate verso di te.
Io non sono la Lucarelli, non farò il gioco di selezionare qualche fortunato da condannare alla pubblica gogna (preferisco non addentrarmi in valutazioni di nessun genere, sui metodi “educativi” utilizzati), però, ho fatto un giro su tante bacheche e ho trovato messaggi di sottintesa violenza che mi fanno rabbrividire.
Fermi, fermi, il problema non sono i Social. I Social non sono il Demone da combattere. Quando ero piccino, il prete della mia chiesa diceva “se il coltello vi pugnala, la colpa è del coltello che vi ha colpiti o della mano che lo ha brandito?”
Il problema siamo noi. NOI.
Il dialogo oramai è bandito. Impossibile riuscire ad avere una discussione senza sfociare nell’offesa, più o meno personale: stai zitto, sei un ciccione, sei uno stupido, non capisci nulla, ma ti sei mai visto, sei un idiota…

  1. Offese, parolacce e insulti;
  2. Derisione per l’aspetto fisico o per il modo di parlare;
  3. Diffamazione;
  4. Esclusione per le proprie opinioni;

Con i social milioni di persone hanno avuto la possibilità di scrivere il loro pensiero in una piattaforma planetaria, aperta, senza però averne letto prima le istruzioni.
Le istruzioni dicevano: collega il cervello, sii elegante sempre.

Entrambe le cose non vengono donate d’uffizio alle persone; il cervello puoi anche collegarlo ma magari è difettoso di fabbrica, l’eleganza e lo stile sono qualità oramai desuete, poco ricercate. Probabilmente molti di voi non vanno a bruciare la macchina a qualcuno solo per paura di essere beccati e se la legge non lo condannasse, lo fareste con estrema leggerezza.Un esempio molto comune di bullismo denigratorio può essere quello sullo scontro politico, dilagante sulle bacheche di tutti, che da anni ha spostato il baricentro del dialogo dalle questioni ideologiche alle questioni personali: quello è nano, quello è un ladro, quello è scemo, quella è una tr**a, quella è una zo****a. (Notare che per le donne si usano sempre epiteti molto eleganti, anche tra le donne stesse).

  1. Offese, parolacce e insulti;
  2. Derisione per l’aspetto fisico o per il modo di parlare;
  3. Diffamazione;
  4. Esclusione per le proprie opinioni;

Senza cognizione di causa, senza mezzi materiali efficienti, senza prove o documentazioni, siamo in grado di dire se questo o quello siano dei ladri, se quella abbia fatto carriera dandola a destra e a manca (adoro la finezza maschile ma ancor di più quella femminile). Siamo esperti avvocati, notai, politici, contabili, medici, infermieri, scienziati, calciatori. Mai disonesti, mai ladri, mai furbetti, mai furbacchioni, mai evasori fiscali, mai approfittatori.

  1. Offese, parolacce e insulti;
  2. Derisione per l’aspetto fisico o per il modo di parlare;
  3. Diffamazione;
  4. Esclusione per le proprie opinioni;

E tutto questo nostro interloquire e turpiloquiare sulla rete, si riflette necessariamente nel parlato di tutti i giorni dove, spesso e volentieri, vivono e vigilano i nostri buoni figlioli che, come spugne, imparano da noi a vivere nella società e allora imparano che dare della “zoccola” o della “troia” ad una compagna è solo un intercalare comune anche in famiglia. Imparano che dare del “handicappato parassita” è simpatico e tollerabile. Inutile sottolineare come poi le offese circa eventuali deformazioni fisiche siano apprezzate dai più giovani che, con estrema leggerezza possono dare del “ciccione o sacco di merda” a qualsiasi compagno magari anche affetto da qualche problema ghiandolare… ma che importa.  (Non che essere obesi non sia comunque una malattia ben poco divertente)

Allora accade che i nostri figlioli ci sentano imprecare per esempio contro il Governo che abbandona gli Italiani al freddo. Assistono al nostro lamento e alle nostre eiaculazioni verbali ma non vedono da parte nostra un gesto semplice e genuino: prendere delle coperte da casa e andare a consegnarle ai clochard che abitualmente vivono nelle nostre immediate vicinanze. Imparano così, facilmente e in maniera distorta, che la colpa è degli altri. Sempre e solo degli altri.

Si urla, si strilla, si accusa. I primi passi del bullismo. Ma mentre prima i nostri lamenti potevano essere racchiusi tra le mura domestiche, al massimo giravano nei vari piani del nostro condominio (anche se, ricordando il Bullismo Storico, mi ritornano alla mente le maldicenze paesane che portavano al patibolo giovani donne accusate ingiustamente di stregoneria).

  1. Offese, parolacce e insulti;
  2. Derisione per l’aspetto fisico o per il modo di parlare;
  3. Diffamazione;
  4. Esclusione per le proprie opinioni;

Inutile pensare che i fenomeni siano separati, nonostante Telefono Azzurro indichi un limite di età per l’utilizzo del termine “Bullismo”:

  • i protagonisti sono sempre bambini o ragazzi, in genere in età scolare, che condividono lo stesso contesto, più comunemente la scuola;

Ritengo che le radici di tutto abbiano comunque un albero comune. Cambiare il nome da “Bullismo” per i giovani ad “aggressione” per gli adulti, fa sembrare i due gesti differenti, non solo per termine ma anche per importanza.

Per importanza perché, al giorno d’oggi, qualcuno al termine bullismo spesso affianca il termine qualificativo, un poco vezzeggiativo di “ragazzata”, nascondendo pienamente tutta la componente di odio e violenza.

Per cui è inutile credere che le frasi offensive, la rabbia urlata e sbattuta tra le mura domestiche e poi vomitata sulla rete sui propri profili social non siano causa sempre più radicata di un messaggio violento e oramai condiviso che sfocia poi nel Bullismo.

Regolamentazione. Serve una regolamentazione. Non si riesce a capire perché il Web possa essere una Jungla, il Far West della civiltà. Non è dato saperlo.
Allora, in sintesi, quello che vuole essere il mio pensiero: inutile che cerchiamo di spendere tanto tempo a capire il fenomeno del bullismo quando non riusciamo a capire che i bulli e i bullizzati siamo noi. Inutile cercare di capire cosa accade tra i ragazzini quando non ci accorgiamo che con il nostro modo di fare distorto, violento e arrogante, distraiamo e distorciamo la testa dei nostri bambini.
Allora, come sempre, penso che un poco di esame di coscienza non ci farebbe male. Assolutamente no.

Vado a prendere un poco d’aria e insultare qualcuno su FB, con 37,1 di febbre non trovo nulla di più divertente.

 

MaxDejavu

Sono Massimiliano Di Nicolantonio ma mi conoscete come Max Dejavù. Sono un poco scrittore e un poco blogger. Un po' tecnico e un molto padre. Sono un po' potamo e un po' troppo tutto il resto. Scrivo, disegno, presento e racconto.

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