Perché l’empatico non può sopravvivere al narcisista

 

Narcisista ed Empatico "La metamorfosi di Narciso" - Salvador Dalì
Narcisista ed Empatico “La metamorfosi di Narciso” – Salvador Dalì

“Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile quello con la pistola è un uomo morto” diceva Clint Eastwood in un Pugno di Dollari di Sergio Leone, il quale ben conosceva un narcisista

“- Non sono narcisista né egoista; se fossi vissuto nell’antica Grecia non sarei stato Narciso.
– E chi saresti stato?
– Giove.”

WOODY ALLEN

Quando un uomo empatico incontra un donna narcisista, l’uomo empatico è un uomo metaforicamente morto.

Quando una donna empatica incontra un uomo narcisista, la donna empatica è una donna metaforicamente morta.

Alzino la mano quanti di noi si sono imbattuti in una relazione, qualsiasi tipo di relazione, amicale, sentimentale o puramente sessuale, che alla lunga ci ha visto soccombere sotto la personalità depauperante dell’altro.

Vi spiego quello che ho imparato parlando con degli amici professionisti della psicologia e altri attori protagonisti delle due categoria appena elencate “Narcisisti” ed “Empatici”.

Se credete di vivere un rapporto di questo tipo, vi posso dire solamente…

Corri Forrest, corri!

Ci sono due individui meravigliosi, con ruoli completamente differenti ma assolutamente complementari, dove la vittima è manutengola del suo carnefice. Il loro rapporto sarà tanto fantastico quanto tossico.

Personalità Narcisista

  • Il Carnefice ossia il narcisista ferito che vagabondeggia per la città alla ricerca di una nuova vittima sacrificale.

Personalità Empatica

  • La vittima ovvero l’empatico, così aperto al mondo e così desiderosi di abbracciarlo, che non si rende conto di quanto questo mondo sia pericoloso.

L’empatico incontra il narcisista ferito e, spesso a causa della sua incapacità di percepire il pericolo o forse solo mosso dal desiderio di salvarlo (lui non sa che quella sarà la sua rovina) si fa carico delle sue tragedie, arrivando in definitiva a farsi carico dei drammi e dei problemi dell’altro arrivando al punto di non comprendere cosa sia realmente un suo carico e quale non lo sia.

L’empatico non avendo strumenti di difesa finirà per legarsi al narcisita.

Quello che l’empatico non può sapere è che il narcisista è un baratro, un vampiro, un pozzo impossibile da colmare. Al narcisista non basta mai.

Il narcisista lavora per assorbire la vita dell’empatico, depauperarlo di tutte le sue energia, cercando di piegarlo e di soggiogarlo, distruggendo tutte le sue certezze, smobilitando la sua autostima.

Lui è una luce che brilla quando ciò di cui si è circondato perde di luminosità.

Il narcisista lavora per creare uno squilibro.

Uno dei principali problemi dell’empatico pare sia quella di avere il brutto vizio di giustificare gli atteggiamenti degli altri. Cerca sempre di entrare nei panni delle altre persone ragionando però sempre da empatico non riuscendo però a riconoscere la volontà lesiva nei suoi confronti.

L’empatico ha come obiettivo quello di proteggere, amare e preservare.

Il narcisista ha come obiettivo quello di manipolare e depredare l’energie dell’altro.

Più l’empatico offre riparo e protezione, più il narcisista si saprà insinuare nella sua anima e come un parassita depredarlo e debilitarlo fino a farlo crollare.

Il narcisista cercherà poi di mischiare le carte puntando il dito contro l’empatico, mascherandosi lui stesso da empatico e accusandolo di essere un narcisista.

“Quante volte mi hai dato dell’egoista perché ho scelto di non annullare i miei bisogni rassegnandomi al tuo egoismo. MASSIMO BISOTTI” 

Il gioco del narcisista è quello di scombinare le carte, creare confusione, cercare di non farsi smascherare ancorché la sua natura sia ingombrante e rumorosa.

LA BATTAGLIA FINALE

L’empatico entrerà in un vortice di vittimismo profondo, iniziando ad avere tratti narcisistici.

Il narcisista, beandosi della sua forza, cercherà di lasciare l’empatico in una condizione di profonda sofferenza e più l’empatico si dimenerà nella ragnatela tessuta dal suo carnefice, con richieste d’aiuto e grida strazianti, più il narcisista avrà compreso di aver raggiunto il suo scopo.

L’empatico, incapace di riconoscere nel suo dolore cause esterne finirà per darsi la responsabilità di tutta la sua sofferenza mentre il suo carnefice, incapace di dialogare e comunque intollerante a qualsiasi ragionamento che metta in discussione il suo carisma e la sua forza, finirà per manipolare ulteriormente l’empatico, accusandolo del male della coppia e dei mali dei singoli.

Il narcisista dunque avrà la volontà subdola a spostare il problema all’esterno o sull’altro accusandolo di essere la causa dei problemi di comunicazione mentre l’empatico, stordito dal rapido sconvolgimento degli eventi,  non comprenderà più i motivi per i quali la persona che amava sia cambiata (non è cambiato il Narcisista è l’empatico che improvvisamente vede una vera verità).

L’empatico confuso dalle azioni e reazioni perverse del suo partner narcisista, finirà con l’assumere su di sé ogni responsabilità, auto sabotandosi, auto distruggendosi, in un autolesionismo che lo sfinirà portandolo, svilito, verso la sua stessa fine.

LA RIFLESSIONE

Ognuno deve essere responsabile per se stesso, di se stesso.

Se l’empatico decide di stare con un narcisista sta di fatto facendo una scelta.

L’empatico dovrebbe imparare a rafforzare la sua autostima senza che questa possa essere intaccata dal primo narcisista manipolatore che passa nei suoi paraggi.

I narcisisti non cambiano e non lo faranno certo a causa di un empatico. L’empatico per il narcisista è linfa, è nutrimento.

Nessun predatore affamato lascerebbe scappare la sua vittima. Tutti i predatori si eccitano quando la loro vittima si agita.

Quando il narcisista si renderà conto di aver perso il controllo dell’empatico con molta probabilità cercherà la prossima vittima da sacrificare e depredare.

“Nelle sempre più frequenti forme psicopatologiche di tipo narcisistico, chi pretende la perfezione dagli altri sa di avere la coscienza sporca, poiché chiede qualcosa di innaturale per l’uomo, con l’intento diabolico di annientare l’altro da sé. La sua aspirazione è l’assoluta solitudine, la separazione dalla vita e dalla responsabilità, una sorta di quotidiano suicidio dell’anima  e del cuore. Costui è, a suo modo, un kamikaze che, per paura del dolore fisico, rinuncia ad immolarsi. Ma in lui la morte costituisce la sola reale condizione di esistenza, la propria distruttiva unicità. ANTONINO CAPONNETTO

Prima di qualsiasi conclusione affrettata, quando la vita pare vi stia sfuggendo di mano, quando non vedete nulla che una distesa di niente, chiedete aiuto.

Quando non trovate un senso al senso, non lanciate un grido d’aiuto dall’interno di un sacchetto ovattato. Non allungate la mano ciecamente, in attesa che qualcuno scorgendola la possa afferrare. Nessuno lo farà, mai.

Massimiliano

Sono Massimiliano Di Nicolantonio ma mi conoscete come Max Dejavù. Sono un poco scrittore e un poco blogger. Un po' tecnico e un molto padre. Sono un po' potamo e un po' troppo tutto il resto. Scrivo, disegno, presento e racconto.

No Comments Yet

Leave a Reply

Your email address will not be published.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>