Le parole che non so dirti

Ci sono due sostantivi del vocabolario italiano che detesto.
Partiamo dal primo:

Condoglianze: dal latino “cum dolere”, letteralmente “soffrire con”, ciò che si dice o scrive a una persona in segno di partecipazione al lutto, è un atto consistente nel manifestare il proprio dispiacere nei confronti della perdita, e di condivisione dell’altrui dolore.
Nella definizione si fa esplicito riferimento alla sofferenza partecipata, alla condivisione del dolore altrui. Trasmettere tutto questo dicendo ai parenti del defunto “condoglianze” mi trasmette la sensazione opposta. Mi pare una formalità sconveniente, va a sottolineare quella distanza che chi si trova in una situazione di sofferenza non vorrebbe. Molto meglio un abbraccio o un “mi dispiace”… O sbaglio?
La seconda parola, per gli stessi motivi della prima:
Congratulazioni: i complimenti o le felicitazioni che si fanno a qualcuno per un successo ottenuto o per un lieto evento.
Anche in questo caso, immaginatevi la scena: voi siete in ospedale, ancora un po’ rincoglionite dopo il parto e arriva la zia XY, che avete visto l’ultima volta al vostro matrimonio, che vi dice: “Congratulazioni!” Ma congratulazioni de che? Ma non ti viene in mente nulla di più coinvolgente ed emozionante di congratulazioni???
Quando è così, meglio non dire niente!
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8 Comments

  1. lamontessorimifalaspesa 24 Ott 2011 at 15:31

    Sono d’accordissimo! Le volte che mi è capitato di partecipare veramente al dolore di qualcuno che aveva perso una persona cara, non sono riuscita mai a dire “condoglianze”. Mi è sempre sembrato un termine vuoto e asettico. Preferisco un bell’abbraccio e laddove non sia possibile, un sentito “mi dispiace”, proprio come dicevi tu.
    Le congratulazioni? Sinceramente mi sfugge il senso!!!

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  2. Anonymous 24 Ott 2011 at 15:37

    Hai ragione su tutte e due le frasi di circostanza….
    Bruna

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  3. monica 24 Ott 2011 at 15:38

    Ciao cara, stessa avversione per le stesse parole; in entrambi i casi io preferisco una stretta, un abbraccio o solo un sorriso. Buon pomeriggio.

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  4. Marina 24 Ott 2011 at 16:10

    Verissimo, entrambe sono espressioni così… “neutre”.
    Molte volte di fronte a un evento felice o luttuoso mi sono chiesta quale fosse il modo più giusto per far capire agli altri la mia partecipazione. Sia nella gioia che nel dolore penso che uno sguardo, un contatto, un abbraccio siano la cosa che ci avvicina di più alle persone coinvolte. Anche con gli estranei o le persone con cui si è meno in confidenza.

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  5. mogliemammadonna 24 Ott 2011 at 16:47

    Idem come sopra.
    Mai dire condoglianze, sa così di finto e distante.
    Ho detto congratulazioni, ma solo per formalità a persone che quasi non conoscevo.
    In entrambi i casi credo che un abbraccio valaga più di ogni altra cosa.

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  6. Eu 24 Ott 2011 at 16:52

    D’accordo con tutte voi. La parola Condoglianze poi la detesto da sempre. Preferisco dare o ricevere un abbraccio

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