L’amore indigesto

Where is Me
Where is Me

L’amore indigesto negli ultimi anni è in netto calo. Questo dicono le statistiche.

2014 – diminuiscono i matrimoni.

2014 – diminuiscono le separazioni/divorzi.

2014 – aumenta l’età media delle coppie che si sposano.

Forse chi si sposa lo fa con una consapevolezza differente? Forse sposarsi in età più matura aiuta a capire meglio se stessi e meglio la coppia? Probabile.

Di certo accade che ad un certo punto le coppie scoppino, o stiano per scoppiare, ed allora è inutile cercare di trattenere i pezzi di cristallo che ne deriveranno, con la sola forza delle mani. Inutile sperare di non vedere quell’esplosione di frantumi che si spargerà negli anni a venire. Quella deflagrazione per molti tanto desiderata è per altri come un fulmine in un giorno di pioggia: troppo ottimisti per vedere il cielo grigio, forse nero.

E le conseguenze si pagano cari miei, le pagano entrambi: il bel sperante e il mai pensante.

Le separazioni, soprattutto quando ci sono bambini, sono come una cancrena ad un arto: tu corri per farti amputare l’arto ma da quel momento il tuo equilibro e la tua stabilità verranno irrimediabilmente compromesse. Non solo, l’arto non c’è più ma c’è una cicatrice grande quando la Faglia di Sant’Andrea in California, sei marchiato a vita. Non per gli altri quanto per te stesso. Sta cazzo di cicatrice sta là, bella in mostra ed ogni tanto tirano i punti, sempre freschi.

Nostalgia? Rimorso?

Macché, probabilmente solo la rabbia di aver cercato di costruito con la persona sbagliata, con quella che non voleva costruire, con quella che dice di non averti mai amato o altre tante cose che poi alla lunga vi rimangono appese al gargarozzo.

Allora, mi chiedo, meglio fingere che il rapporto non stia per scoppiare? Meglio ignorare che il cielo sia grigio, anzi nero o forse, peggio ancora, stia proprio diluviando da giorni interi?

Proviamo a pensarci? Piccola storia triste (scusate ma quelle felici mi stanno sulle p***e)

Lei e lui. Non sono certo una coppia di questo ultimo decennio ma sono una coppia, giovani adulti innamorati, neolaureati, che decidono di unire le loro vite nel collare a strozzo del sacro vincolo del matrimonio. E così sia, disse il prete, unendoli per sempre davanti a Dio.

Lei devota al marito, estremamente innamorata, pronta a sacrificare la propria vita per il bene della coppia.

Lui bello, innamorato soprattutto della sua immagine, della sua vita, sa che la moglie lo seguirà e lo amerà fino a che morte non li separi.

Lui le ha promesso viaggi, felicità, una vita da sogno.

Lei gli ha promesso di stargli accanto.

Lui lavora, un lavoro importante, successo e molti soldi. Lei a casa a fare la brava mogliettina.

Loro crescono e mentre lui ha il lavoro, lei ha solo qualche amica e qualche conoscenza. Sogna dei figli, dei figli per coronare quel suo estremo desiderio di maternità ma lui no, lui non vede di buon occhio quei marmocchi bavosi e puzzolenti.

“Sono un intralcio per noi,” dirà più volte “per la nostra bellissima storia d’amore e per la mia carriera lavorativa. Come faremo con tutti i nostri viaggi all’estero? E come faremo con le cene di gala? E’ presto, ne parleremo più in là!”

E il più in là diventa un’eternità e l’eternità diventa la menopausa e con quella il definitivo abbandono di ogni speranza.

Ma lei continua ad amarlo anche se quella vita felice non è poi così felice, se i viaggi non sono mai e la vita da sogno è sempre rimasta un sogno. Continua ad amarlo ma lui si ammala e quei pochi sogni rimasti vanno definitivamente in frantumi.

Alcol, bulimia e gioco d’azzardo sono le tre componenti del loro matrimonio. Lei deve accudirlo, deve curarlo, deve sopportarlo e la vita inizia a scivolare rapidamente come granelli di sabbia tra le dita.

Non si amano più ma il giuramento fatto è più forte, o forse è la paura del fallimento, ma non è importante, quello che conta è che iniziano a volare insulti, iniziano a volare oggetti. Ma più degli oggetti e degli insulti, quello che fa male sono le recriminazioni e le accuse. E quel collare a strozzo inizia a stringersi sempre di più e a ferire, e l’ossigeno al cervello inizia a scarseggiare. Tanto più scarseggia l’ossigeno tanto più gravi diventano le accuse, le minacce, gli insulti. Più passano i giorni più lei vede la sua vita sfuggirle via, sempre più rapidamente.

E non sarà la sua rabbia, non saranno le sue recriminazioni o le sue accuse a renderle la vita, no. Non sarà l’idea o il ricordo di ciò che voleva essere e non è stata, ciò che voleva fare ma non ha fatto, no, non sarà più nulla di tutto questo.

E il matrimonio va avanti, silenziosi, nessuno dei due parla più, non si vive assieme, si vive accanto, come alberi in un bosco, finché morte non li separi.


Ecco, forse dovremmo avere molta più voglia di vivere, coscienza di se stessi, meno paura di vivere. Le separazioni non sono mai una soluzione ma restare assieme non è altrettanto una scelta logica.

Bisognerebbe parlare con degli analisti di coppia, con gli amici, i nemici, i parenti o chiunque possa aiutare una coppia a spegnere il fuoco che arde dentro, che divampa e non certo per motivi di natura sessuale. Bisognerebbe almeno provarci ed eventualmente, lasciarsi andare nel più pacifico dei modi.

Ah dimenticavo, evitiamo di raccontarci o di raccontare in giro la stronzata che “non ci separate per il bene dei nostri figli.”

Come possiamo insegnare ai nostri figli ad amarsi di più, a volersi bene. Come possiamo insegnare ai nostri figli il rispetto per il prossimo se non siamo in grado di rispettare nessuna di quelle condizioni: ci umiliamo, ci buttiamo via, ci denudiamo e ci consegniamo, ci abbandoniamo ad un futuro fatto di assoluta mancanza di felicità e voglia di vivere.

Come possiamo pronunciare a cuor leggero a nostro figlio/a le più grandi frasi da film di Hollywood tipo “non lasciare che qualcuno di dica che non vali nulla, che ti voglia togliere la felicità” quando in casa l’esempio è proprio quelli di due genitori che si danno dei “falliti, sfigati, cancerogeni, rovina di tutto” e che non lasciano spazio ad un briciolo di felicità.

Oggi, una persona che mi sta molto a cuore mi ha detto: “una strada per un matrimonio felice e duraturo, ma soprattutto felice per se stessi, è quella di non scendere a compromessi se non condivisi. Rinunce condivise ma da ambo le parti oppure nessuna rinuncia. Non privarsi della felicità, non rinunciare alla propria realizzazione, ai propri desideri, ad inseguire i sogni. La felicità della coppia passa dalla felicità del singolo, sempre nel rispetto dell’altro.”

Pensateci su. Ora non fatemi salire la percentuale statistica delle separazioni, non me ne voglia mai il nostro caro Old Pope e non me ne voglia l’ISTAT che si fracassa gli zebedei ad inseguire dati, sondaggi e statistiche.

Magari fatevi un giro da un analista di coppia. Se proprio proprio capisce che siete dei casi disperati, beh, non vi resta che piangere.

Ooops, sempre questa febbre che mi fracassa l’umore.

#DrugYourImagination

Massimiliano

Sono Massimiliano Di Nicolantonio ma mi conoscete come Max Dejavù. Sono un poco scrittore e un poco blogger. Un po' tecnico e un molto padre. Sono un po' potamo e un po' troppo tutto il resto. Scrivo, disegno, presento e racconto.

1 Comment
  1. Mi domando quanti di noi siano vissuti in famiglie dove per anni ha regnato l’ipocrisia di coppia, il restare insieme per i figli che poi è diventata un’abitudine, magari grigia ma rassicurante. E non ce ne siamo, da figli, nemmeno accorti.

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