La semina

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“Nonno, mi racconti ancora una volta la storia del seme?”

Il fuoco crepitava nel camino, diffondendo quell’odore acre di campagna che mi faceva tornare bambino, a quelle notti fredde e piene d’amore in cui nonno Gino mi rimboccava le coperte e mi raccontava la storia del seme caparbio, combattuto tra il lasciarsi vincere e il vivere.

“Certo che te la racconto!”

E ancora una volta, mi abbandonavo, cullato dalle parole del nonno. Le Langhe sono un territorio in cui la vita non regala nulla, in cui la terra è padrona delle persone e non solo di esse. Nascere nelle Langhe, crescere nelle Langhe e vivere con la terra e per la terra non era una scelta, ma diventava una ragione di vita. Così, ogni stagione Gino seminava, con attenzione e cura, nel terreno in pendenza di fianco alla vigna, in modo che i viveri bastassero per tutta la sua numerosa famiglia. Dopo la semina, quelle speranze di vita restavano cullate dall’oscurità della terra, in attesa di crescere e uscire alla luce, scaldate e illuminate dal sole. Non sempre però le cose andavano come dovevano. C’era quel seme, che per una casualità, sempre che si voglia credere al caso ignorando l’ordine delle cose, si ritrovò imprigionato in quell’oscurità, senza apparente possibilità di vedere la luce. Una pietra, che all’occhio di un uomo appariva piccola ma per il minuscolo seme era enorme, era rotolata sopra di esso. Se ne stava lì, ferma, mentre il seme tentava di germogliare, spingendo forte per uscire dalla fredda e buia terra. Ormai allo stremo delle forze, il seme si stava per rassegnare a lasciarsi morire, nell’oscurità, senza che nessuno sapesse mai del suo passaggio su questa Terra. La Vita però, si sa, cerca sempre il modo per avere la meglio sulla morte, così come la luce sull’oscurità. Il piccolo seme, dunque, seguendo quello spiraglio di sole che scaldava la superficie del terreno, cambiò la sua direzione. Il germoglio, di quel verde tenero e intenso, uscì dalla terra lì, di fianco alla pietra. Crebbe sano e robusto, nutrito dall’oscurità della terra e scaldato dalla luce del sole.

“Buona notte, nonno Gino”

“Fai bei sogni, piccolo germoglio. Anche tu come il seme, hai cercato la luce e l’hai trovata”.

 

 

Questo racconto è stato scritto in collaborazione con Dompé, per la campagna #fightforlight.

Dompé è una delle principali aziende biofarmaceutiche in Italia, focalizzata sullo sviluppo di soluzioni terapeutiche innovative per patologie ad alto impatto sociale, spesso orfane di cura. Concentra il proprio impegno in Ricerca in aree con bisogni terapeutici ancora insoddisfatti quali il diabete, il trapianto d’organo, l’oftalmologia e l’oncologia. Da anni l’azienda sta investendo in attività di ricerca e sviluppo nell’ambito delle malattie rare dell’occhio. In particolare l’azienda ha portato avanti gli studi per i quali Rita Levi Montalcini ha vinto il Premio Nobel per la Medicina nel 1986. In occasione della Giornata delle Malattie rare che si celebra oggi, 28 febbraio, Dompé ha deciso di avviare una campagna di sensibilizzazione sulle malattie rare degli occhi il cui nome è #fightforlight. È stato realizzato un cortometraggio, In the woods, che rappresenta una metafora della ricerca della luce.

Cristiana

Innamorata della vita, entusiasta per natura, ottimista fino al midollo e testarda come un mulo. Sono io. Blogger per scelta e per amore.

3 Comments
  1. Stupendo racconto, una metafora molto forte che da senso alla vita! Brava Cristiana. E molto bello il progetto Dompè. Ringrazio Lea Iandorio che mi ha permesso di conoscerlo.

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