Il mio parto difficile. Perché cesareo non significa cattiva mamma!

Sono passati 4 anni. Ora finalmente riesco a parlarne a cuore aperto. E ho deciso di scriverne dopo una conversazione telefonica che ho avuto con Barbara la scorsa settimana. Si è parlato con serenità di donne, parto e traumi.

E mi sono trovata a ripensare a quel mio parto così difficile dal punto di vista fisico ma soprattutto psicologico.

Un fallimento, questa è stata la sensazione che ne ho avuto. Sono state giornate in cui il mio senso di impotenza di fronte alla natura è stato fortissimo. Non ero stata capace di far nascere la mia bambina, questa era la frase ricorrente che mi ripetevo e che cercavo di allontanare dai miei pensieri.

Vedevo pancioni che entravano in ospedale e che tre ore dopo stavano già abbracciando i loro tesori. E io ero lì, in balìa di decisioni in cui non ero coinvolta e che erano differenti da ciò che avrei voluto per me e la mia bambina.
Ero fiduciosa nel lavoro dei medici. Mi fidavo di loro. Ero ancora convinta che forse avrei potuto avere quel parto naturale che avevo tanto desiderato.
Mi sentivo a tratti ottimista e a tratti sfiduciata.

Sono stati i tre giorni più lunghi della mia vita. Trascorrevo le giornate a leggere e accarezzando il mio pancione pensavo a quella bimba che non riusciva a nascere.

Poi i dolori, fortissimi, di quando hanno deciso di tentare con l’ossitocina. Quella era l’ultima carta. Poi, mi avevano detto, avremmo fatto il cesareo. Di quei momenti ricordo la gentilezza di un’ostetrica che tifava per me e mio marito che mi stava accanto. E tanto male. È stato frustrante sapere che molto probabilmente tutto quel male sarebbe stato inutile. Che il mio travaglio si sarebbe interrotto e avrei dovuto affrontare un cesareo. Perché, se dopo tre ore di endovena di ossitocina la dilatazione è di soli 2 cm, non si smette questa farsa? Io ni sono sentita messa in un angolo, sbagliata, una mamma di serie B.

Poi, al momento della decisione di intervenire con un cesareo, sono stata presa e portata, come un pacco postale, in sala operatoria, senza pre-anestesia né nulla che mi calmasse… E l’ennesimo incubo è stato non sentir piangere mia figlia alla nascita perché, beh, dopo un travaglio del genere cosa c’era da aspettarsi?

Perché ho deciso di scrivere del mio parto difficile? Non certo per spaventare chi ancora deve partorire, lungi da me farlo, ma per far capire a chi come me si è trovata ad affrontare una situazione sgradevole e difficile, che non è l’unica. Che l’essere una buona mamma non si misura nella capacità di mettere al mondo i figli – come spesso vorrebbero farci credere.
E lo racconto anche per denunciare l’assoluta mancanza, negli ospedali, di figure quali psicologi che affianchino la mamma durante il travaglio. Perché io sono sempre più convinta che nel mio caso si sia trattato di un blocco psicologico, della mia atavica paura a lasciarmi andare alle sensazioni del mio corpo, abbandonarmi in quello stato di semi-coscienza che accompagna il parto. Forse, con una psicologa vicino, sarebbe stato tutto diverso.

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Cristiana

Innamorata della vita, entusiasta per natura, ottimista fino al midollo e testarda come un mulo. Sono io. Blogger per scelta e per amore.

11 Comments
  1. Ne parli ora e fai benone!
    Ma ancora ti addossi delle colpe: non è stata la tua paura o un tuo blocco a farti fare il cesareo, NON E’ STATA COLPA TUA! Anzi, vuoi sapere come la penso!? Secondo me non c’è niente di cui farsene una colpa, tua figlia è nata con un cesareo… è un fatto, non una colpa!!!!

  2. Non c’è assolutamente niente di strano io se avessi potuto decidere all’epoca l’avrei fatto senza ripensamenti invece di due gemelle mi hanno fatto partorire naturalmente. Un abbraccio

  3. Alice è nata con parto cesareo programmato perchè era podalica.
    Per Beatrice ci tenevo tanto al parto naturale (pazzaaaa!!;-)) e così è stato perchè la bimba era in posizione. E’ stata un’esperienza molto forte e sono stata felice di averla partorita, ma l’emozione nel vedere le mie bimbe appena nate è stata assolutamente la medesima!

    Siccome sono una mamma, come dire, “sportiva”, cioè non sono esattamente figlio-centrica, da alcune mamme posso essere vista come troppo distaccata. Mi è stato detto, prima che nascesse Beatrice, che ero così perchè Alice non mi era stata messa sulla pancia e non avevo avuto con lei quel primo contatto: cazzata!(Pardon…)
    Sono la mamma che sono – giusta, sbagliata – nello stesso modo per le mie figlie, che sono nate in due modi diversi.
    Si è mamme, lasciami dire, al 100% sia con cesareo che col parto naturale!

  4. Questo è un tema che ancora, a distanza di 5 anni dalla nascita di mio figlio, mi suscita interrogativi e sensazioni.

    Ho sempre avuto una grande paura del parto e ho sempre sperato che un giorno avrei fatto un cesareo.
    Sapere che, per una serie di ragioni, il cesareo l’avrei fatto davvero è stata una liberazione, come sollevarmi da un pensiero che mi incupiva e angosciava.

    Il cesareo è stata un’esperienza completamente positiva, dopo 5 giorni avevo una gran voglia di uscire, fare passeggiate ed ero in ottima forma. E’ stata l’esperienza che mi ha riconciliato con l’idea di maternità.

    Capisco però le mamme che, come te, l’hanno vissuto diversamente. Tutto questo mi convince sempre più nell’idea che ogni donna vive l’esperienza della gravidanza e della maternità in un modo assolutamente personale Secondo me nessuna mamma dovrebbe mai sentirsi in colpa per il modo in cui ha partorito (e nessuno dovrebbe mai colpevolizzarla in nome di non si sa quale idea di “parto perfetto”).

  5. La mia storia e` simile alla tua (ti mandero` in privato il racconto del mio parto). Mio figlio ha poco piu` di due anni e sto cominciando a fare pace con il ricordo di quei giorni. Anche io mi sono sentita incapace, e quel che e` peggio mi ci sono sentita dopo, quando il mio piccolo appena nato aveva piu` bisogno di me. Ero documentata su tutti gli aspetti del parto (naturale) e del puerperio e trovarmi in balia di decisioni e azioni altrui mi ha destabilizzato parecchio. Ero psicologicamente a pezzi e il risultato e` che poi ho fallito anche nella cosa piu` naturale del mondo: l’allattamento. Matteo non si e` attaccato al seno fino ad un mese e mezzo quando forse ho cominciato a ritrovare il mio equilibrio e ad amarlo piu` di qualunque altra cosa al mondo! Ora affronterei la nascita di un altro ipotetico figlio in tutt’altro modo e comincio anche a pensare di poter affrontare serenamente un altro cesareo … Ho capito che sono (x dirlo alla tua maniera)al cento per cento mamma indipendentemente dalle modalita` del parto…

  6. Ho rotto le acque una domenica mattina, ho partorito con cesareo in anestesia totale la sera del lunedì.
    Ho fatto flebo di ogni cosa, tracciati, provato posizioni e raggiunto la dilatazione completa. Eppure… 🙂
    Dopo 1 anno e mezzo ricordo tutto questo con un sorriso, quando mi sono svegliata dall’anestesia con 11 punti ho pensato “cornuta e mazziata”… per poi scoprire che non era così!

  7. Un tema che mi tocca profondamente: 6 anni fa il primo cesareo per sproporzione feto-pelvica dopo 17 ore di travaglio e dilatazione completa! 40 giorni fa il secondo cesareo , questa volta programmato, perché la bambina aveva un peso previsto sui kg. 4,3 e se non ero riuscita a partorire Olivia (kg.3,560) come potevo pensare di dare alla luce Smilla?
    E’ stato difficile prendere questa decisione, avrei voluto tanto avere un parto naturale, ma sarebbe stato troppo rischioso ! Peccato, ma anch’io mi sento una MAMMA!!!!

  8. Che bello aver raccolto tutte queste esperienze e le vostre sensazioni così diverse! Quante cicatrici restano sul nostro cuore per le pressioni che riceviamo in momenti così delicati!

    @Micaela, hai ragione, non avevo fatto caso alle parole che ho usato…

  9. tralasciando i miei racconti di parto (che forse ti ho già anche fatto di persona, non ricordo – primo parto cesareo emergenza a travaglio completato e secondo naturale, faticoserrimo ma naturale) un commento a una cosa che dici: prima di mettere la psicologa nei reparti di ostetricia, magari garantire a tutte le donne il diritto all’epidurale gratuita in tutti gli ospedali… l’ossitocina senza epidurale è un crimine. punto. magari con un po’ di epidurale il tuo racconto sarebbe diverso, anche se comunque vada l’importante è che i nostri cuccioli nascano sani, senza danni permanenti nè a loro nè alla mamma. tutto il resto una volta che hai il tuo bimbo tra le braccia secondo me non conta nulla, anche se effettivamente esperienze negative come la tua ti segnano a lungo.

  10. Con alle spalle l’esperienza del secondo cesareo come ben sai solo della settimana scorsa, ripenso a quanta frustrazione (sia nel caso del primo parto che ora con Greta) sia stato non poter nemmeno scegliere di provare a partorire naturalmente, per provare quell’emozione che tutti mi hanno descritto come dolorosa sicuramente, ma anche unica! Di Greta ci speravo davvero tanto di avere la possibilità di provare.. poi uno si affida a uno specialista e se lui ti dice che non lo consiglia, cosa fai? Pensi: l’importante è che lei/lui stia bene, che nasca senza problemi, e che io possa riprendermi il prima possibile per godermi le gioie di questo nuovo arrivo! non ti nascondo che questo secondo cesareo l’ho vissuto peggio del primo sapendo soprattutto essendo un intervento porta una convalescenza più lunga.. e soffro parecchio a non potermi occupare di Mattia in piena autonomia come facevo fino a qualche giorno fa.. Ma dopo qualche giorno di sconsolazione, a 9gg dal parto inizio a sentire il recupero delle forze, e spero che i miei cuccioli aspettino ancora con un po’ di pazienza qualche giorno.. la mamma sta tornando in forze solo per dedicarsi completamente a loro!

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