Il congedo parentale ai papà: e le mamme cosa ne pensano?

Ma noi mamme siamo pronte ad accettare che i nostri mariti e compagni si prendano cura dei bambini mentre noi andiamo a lavorare?
Me lo sono chiesta in più occasioni. Io, personalmente, credo di no.
Il congedo parentale esteso ai papà è una strada da percorrere senza dubbio. Qualcosa nella mentalità di tutti noi deve cambiare per permettere alla società di evolvere e di raggiungere quelle pari opportunità che oggi sono un lontano miraggio. Solo dividendo a metà gli oneri e gli onori della genitorialità si può davvero essere uguali. Stessi compiti e stessi diritti. A casa e sul lavoro.

Ma, lo dico con estrema franchezza, per me non sarebbe lo stesso sapere che Il Maritino si occupa delle piccole, piuttosto che trascorrere io le mie giornate con loro e vederle crescere giorno dopo giorno. Si tratta di un ragionamento personalissimo e basato sulla mia esperienza, vissuta in modo magico, di aver potuto trascorrere quasi tutto il primo anno di vita delle mie bambine insieme a loro 24 ore su 24. E non sono del tutto certa neppure che, se si dividesse l’onere del congedo parentale tra mamma e papà, ci sarebbero meno ripercussioni sulla carriera lavorativa di noi mamme, con l’aggravante che lo stop riguarderebbe anche il papà. Le aziende continuerebbero a vivere la nascita di un figlio come un tradimento, estendendo questa opinione anche a riguardo dei papà.
E poi? Se trascorsi i mesi di congedo tutto torna come sempre, allora il positivo dell’iniziativa verrà vanificato. Il piccolo sta male? È naturale che a stare a casa con lui sia la mamma. Al pomeriggio c’è danza, pallavolo, calcio? È la mamma a portare i pargoli, il papà non riesce ad uscire presto. E poi, arrivati a casa dal lavoro, lavatrici da caricare, montagne di indumenti da stirare, cena da preparare. Tutti compiti di pertinenza della mamma. È necessario un cambio di direzione, un mutamento sociale che non si attuerà in breve tempo e che non si porterà avanti – solo – con nuove regole in materia di congedi.
La prima cosa da cambiare è la nostra testa. O forse solo la mia. Nulla è steso meglio di quello che stendo io, nessuno sa preparare un sugo per la pasta migliore del mio. E così, anche le poche iniziative de Il Maritino vengono segate sul nascere. E gli uomini su questo ci marciano. Da qualche tempo gli ho sentito dire “Non sono capace” e ho capito di aver toppato. Forse sarebbe stato meglio “accontentarsi” di un pasto frugale, di una camicia stesa così così o di un vetro lavato ma con l’alone.
Io, oggi come oggi, non credo che sarei pronta ad accettare uno “scambio di ruoli” così profondo e stimo chi invece non ha problemi a farlo.
Ecco, ho fatto outing. Non sono così moderna come vorrei!
Cristiana

Innamorata della vita, entusiasta per natura, ottimista fino al midollo e testarda come un mulo. Sono io. Blogger per scelta e per amore.

7 Comments
  1. Da non mamma, dovrei essere l’ultima a commentare. Però, da quel che vedo intorno a me, ti do pienamente ragione: una mia amica, ad esempio, preferisce sobbarcarsi tutte le incombenze domestiche perchè ritiene il marito incapace di farle “come si deve”. Quando rifà il letto lascia delle pieghe che lei non sopporta, se riordina la cucina non toglie bene gli aloni delle gocce dal lavandino e così via O_o
    Per delegare bisogna anche accontentarsi, o meglio accettare che l’altro faccia le cose non esattamente come le facciamo noi. E chissà, potremmo scoprire che gli uomini in certe situazioni se la cavano anche meglio di noi! 😉

  2. Ne ho parlato proprio ieri nel mio blog se vuoi leggi qui: http://antoquasi.blogspot.com/2011/11/cosa-fai-nella-vita-la-mamma.html
    premetto che ognuno dovrebbe fare quello che più si sente, ma io mi trovo benissimo a dividere i compiti con il mio compagno. Lavoriamo entrambi e a casa ci occupiamo della gestione domestica e della bimba in (quasi) uguale maniera. I compiti si sono divisi quasi naturalmente secondo le inclinazioni personali (a lui la popò fa schifo quindi Silvia la cambio io, mentre lui programma la lavatrice che per me è una sconosciuta). Se la bimba sta male (come ora mannaggia!) sta coi nonni o con lui o con chi è disponibile. Se si nutre fiducia nel proprio compagno si potrà anche affidargli sua figlia , no? 🙂

  3. ciao cristiana, ti leggo sempre ma non commento mai.
    secondo me è un discorso solamente di gelosia nei confronti delle tue bimbe.
    se ami tuo marito, nutri fiducia nei suoi confronti perchè non affidargli le bimbe?
    Maria

  4. Se si parla di congedo parentale in rapporto alla vita lavorativa, credo che sia molto difficile usufruirne per un padre. Mio marito ha lavorato in un paio di grandi aziende dove, se avesse detto di volerne usufruire, primo, avrebbe probabilmente perso qualunque opportunità di carriera, secondo, come minimo l’avrebbero preso come un tipo un po’ “strano”. Se si parla invece di condivisione delle mille cose pratiche di cui ci si deve occupare tutti i giorni, mi sembra normale e giusto che entrambi i genitori se ne occupino, trovando un equilibrio che vada bene per entrambi. Se però a volte preferisco occuparmi io di mio figlio anzichè delegare a mio marito, è perchè io ci metto 1/4 del tempo…! (confesso, ho sposato un bradipo).

  5. Rileggendo il post mi sono resa conto che scritto così potrebbe sembrare una mancanza di fiducia nei confronti di mio marito. Non si tratta di questo, altrimenti non sarebbe diventato il papà delle mie bambine… 🙂 è una mia conformazione mentale, mi faccio carico di tutto quello che mi circonda e faccio fatica a delegare. Spesso poi si fa più in fretta a sbrigare da soli una faccenda, piuttosto che spiegare a qualcun altro come fare.
    Tutto qui, un po’ questione caratteriale, un po’ sociale.
    E sicuramente, con una componente di gelosia. Ma non gelosia per un attaccamento maggiore a un’altra figura da parte delle mie bambine, ma gelosia del non poter godere io della loro compagnia.
    Mi fa piacere che abbiate condiviso con me le vostre impressioni!

  6. L’altro giorno sono andata a teatro e ho affidato la messa a letto di Silvia al papà, bè , l’ha messa a letto vestita! E io gli avevo pure lasciato il pigiama in bella vista!
    Per quello che riguarda i congedi parentali, io avendo un co.co.pro ho solo i 5 mesi di maternità e basta, nente malattia nè mia nè della bimba e niente ferie, se non lavoro non guadagno. Il mio compagno invece è dipendente e quindi ha tutti i permessi che vuole. Quindi se la situazione attuale si stabilizzerà (ora siamo precari entrambi) e avremo un altro figlio, io mi farò i miei 5 mesi e lui si prenderà tutto il resto per stare con i bimbi. Per me non è così strano, da qualche parte la rivoluzione bisogna iniziarla! 🙂

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