Ho voglia di fare l’amore!

Voglio fare l’amore, sì, voglio ancora quel brivido che ti percorre la schiena quando un dito cammina lungo la tua colonna vertebrale.

Mi è capitato così, improvvisamente.

Sulle macerie dei templi, dove l’uomo nei secoli ha ricostruito le città e le sue chiese, mi sono riscoperto una mattina ad osservare il mare. In cima a questo cucuzzolo, con le braccia spalancate, con il mio lungo cappotto nero al vento, là c’ero io.

Tutto quello che era stato ricostruito, aveva ricoperto la devastazione, nascosto o seppellito le vittime del cataclisma. C’erano nuovamente strade, l’aria si era finalmente schiarita e le polveri che fino a qualche tempo prima erano rimaste in sospensione oscurando la vista, si erano lentamente diradate; alcune portate via dal vento, altre depositate lungo le strade carrabili.

Allora? Tutto bene? No. C’era qualcosa che mi faceva male, mi stringeva dentro. Era un dolore indecifrabile, poco chiaro. Non definibile secondo i classici metodi di lettura e scrittura.

Malcontento. Un capriccio? No, fondamentalmente no, più una necessità vitale che strillava muta dentro me.

Ho passato qualche ora ad ascoltare il rumore della risacca, ho ascoltato il vento sbattermi sulla faccia, ho assaggiato la pioggia scorrermi sul viso dopo una rapida corsa lungo il mio naso.

Ho capito di aver ignorato per troppo, troppo tempo, la mia natura fors’anche il rispetto per me stesso. Ho capito di essere sceso a compromessi con la vita, con le persone, lasciando agli altri la possibilità di ferirmi, di attaccarmi, di provare a distruggermi. Ho lasciato agli altri la possibilità di prendere decisioni per me, sottomettendomi, sottostimandomi.

Ho delegato agli altri, per anni, il diritto di gestire e guidare la mia vita… una follia inaudita. Ho compreso che avessi anche scalato la montagna più alta, a nulla sarebbe valso se non avessi trovato il coraggio e la forza di ritrovarmi.

Ho intravisto, in delicate visioni future, che tutto quel mio magnifico ricostruire,  privo della volontà di essere, sarebbe stato come una bellissima città, vuota.

Allora è stato in quel momento che ho chiuso gli occhi, nel momento in cui ho aperto le braccia e mi sono lasciato trasportare dalle emozioni.

Ho ascoltato il rumore del vento insidiarsi nelle mie orecchie come un respiro, ascoltando la sua voce provenire da suadenti labbra fresche.

Ho sentito la pelle cambiare ed i brividi pervadermi in ogni parte del corpo. Ho sentito un filo sottile di vento, anelito d’amore, passare sotto la camicia e sfiorarmi la schiena, carezzando le mie vertebre, una per una.

Ho sentito. Ho sentito che avevo perso contatto con la natura e con l’amor proprio.

Avevo perso la voglia di vivere, la voglia di combattere, la voglia di partecipare.

Allora ho fatto l’amore con la vita: in un gioco di carezze e baci leggeri il vento umido del mare mi faceva percepire ogni mia singola parte, ogni piccolo lembo di pelle. Le carezze e gli abbracci, improvvisamente interrotti da schiaffeggi leggeri, hanno fatto ricongiungere il mio corpo con la mia vita.

Ho fatto l’amore con la vita, la quale, con la sua lingua delicata, delineava il contorno del mio corpo, messo in evidenza dall’umidità improvvisamente fredda dei suoi respiri affannosi.

Ho fatto l’amore con la vita e mi è piaciuto un sacco. Ho sentito il sapore del vento, il salato della sua pelle, la fisicità della sua anima mista alla dolcezza delle sue carezze.

Ho fatto l’amore con la mia vita e ho capito che in quella spiaggia, in quel momento, potevamo esserci solo io e la mia vita, separati, ma pronti a ricongiungerci. Nulla e nessuno avrebbe potuto più separarci, da quella congiunzione di lombi, di mani, di baci e di menti.

Mi sono inebriato di quel vento. Mi sono spesso sentito perso, inesistente, alcune volte solo, nonostante tutte le persone che mi circondano. Ho sentito il mio corpo, ho sentito ogni piccolo dettaglio, ogni piccolo confine o margine.

Ho finalmente guardato in maniera differente ciò che sono, quello che faccio.

Adesso non sono più quello di ieri. Non lascerò più che qualcuno cerchi di usarmi, di distruggere la mia vita, di manipolarmi.

Ergerò muri invalicabili per difendere la città da inondazioni e cataclismi. Dispiegherò cavalieri neri, armati lungo le vie del mio cuore. Sarò pronto alla battaglia fosse anche l’ultima. Combatterò, come mai ho combattuto prima. Dispiegherò ogni mia goccia di sangue per difendere me e le persone all’interno della mia fortezza.

Ho fatto l’amore con la vita e non vedo l’ora che accada ancora, e ancora, e ancora, e ancora…

 

Massimiliano

Sono Massimiliano Di Nicolantonio ma mi conoscete come Max Dejavù. Sono un poco scrittore e un poco blogger. Un po' tecnico e un molto padre. Sono un po' potamo e un po' troppo tutto il resto. Scrivo, disegno, presento e racconto.

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