Come disinfettare le ginocchia sbucciate

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Quando da piccola facevo lunghe passaggiate con la famiglia, spesso capitava di sbucciarmi le ginocchia, anche perchè si usavano solo i calzoncini corti (vecchi jeans tagliati) e le pedule. Le mie ginocchia a fine estate erano una cartina geografica di croste e graffi.
Ma nessuno è mai morto per questo. Non esistevano salviette disinfettanti o cerotti spray, ciò nonostante siamo tutti sopravvissuti alle passeggiate e alle croste sulle gionocchia.
Oggi abbiamo a disposizione per le medicazioni dei nostri figli una gamma evoluta di disinfettanti, pomate cicatrizzanti, cerotti sigillanti e resistenti all’acqua, il tutto anche in comodissime soluzioni monouso o facili da mettere nello zaino.
Può tuttavia succedere di non avere sempre con sé la borsina delle medicine e di dover far fronte ad un primo soccorso per ginocchia sbucciate.
In questo caso le vecchie regole servono sempre:

  1. Non toccare una ferita con le mani sporche, cercare una fontanella o usare un po’ di acqua della borraccia/bottiglietta per sciacquare le mani.
  2. Sciacquare la ferita con abbondante acqua e se necessario (e se c’è la possibilità) usare una garza intrisa di soluzione fisiologica. Se la ferita si presenta molto sporca (terriccio, erba, sabbia, ecc.) è il caso di usare anche del sapone (anche in un secondo tempo a casa). Ci sono alcuni fautori dell’acqua ossigenata che, pulendo in profondità la ferita, aiuta i residui di sporco a salire in superficie. Io non la amo tanto.
  3. Non usare materiale sporco per pulire la ferita. Può capitare che nelle cadute si facciano abrasioni con l’asfalto o la terra e che piccoli frammenti di questi materiali restino nella ferita. Vanno tolti ma non con oggetti (come pinzette, coltellini da merenda, ecc.) che non possono per loro natura essere puliti o sterilizzati.
  4. Non usare cotone idrofilo su una ferita. Meglio usare, come primo soccorso, un fazzoletto di tessuto pulito (meglio se bianco) o al massimo un fazzoletto di carta perchè non devono restare pelucchi nella ferita che veicolerebbero possibili infezioni o nella cicatrizzazione si salderebbero al tessuto connettivale. Meglio di tutto sarebbe una garza.
  5. Non cospargere la ferita con alcol, polveri, pomate o disinfettanti (acqua e amuchina sono efficacissimi ma lessano pericolosamente i lembi della ferita, ritardandone la cicatrizzazione). Devono essere evitati i disinfettanti a base di alcol perchè servono per disinfettare gli oggetti che possono venire in contatto con le ferite e non direttametne le ferite.
  6. Lasciare il più possibile libera la ferita, senza coprirla con garze o cerotti. La ferita deve asciugarsi con l’aria e una fisiologica popolazione di batteri previene lo scatenarsi di processi infiammatori più gravi.

A questo punto ci sono i sostenitori accaniti del mercurio cromo e i suoi detrattori. Io, oltre a non saperlo gestire perchè sporco tutto (pavimenti, lenzuola, asciugamani), non amo i bambini chiazzati tipo La Pimpa, pertanto sono per la cicatrizzazione naturale all’aria aperta. Come in tutte le cose, però, se necessario su certi tipi di ferite si può usare.

Voi siete modello Pimpa o usate altri tipi di cicatrizzanti? Siete spartani o super acessoriati nella vostra farmacia “al sacco”?

Cristiana

Innamorata della vita, entusiasta per natura, ottimista fino al midollo e testarda come un mulo. Sono io. Blogger per scelta e per amore.

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