Figlio mio, il professore te lo sistemo io!

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Ripetete con me, 10 volte: “Gli insegnanti non sono gli educatori dei nostri figli!”

Nuovamente: “Gli insegnanti non sono gli educatori dei nostri figli!”

And now: “Pretendere rispetto per noi stessi, significa in primo luogo, averne per gli altri!”

“Prima fai i compiti, poi forse usciamo.” Sono cresciuto così, mio padre sbirro vecchia maniera, mia madre nipote di nonnosbirro ancor più vecchia maniera, oltre che casalinga, formatasi nel periodo del più esasperato proibizionismo. Insomma, non bastava l’essere cresciuto in mezzo a donne ed essere stato vestito metodicamente da fiorellino, mi era capitato di nascere (e vivere), in pratica, dentro una caserma.152057343-b595c171-56b6-4791-bae1-c544b03a82e4

Vivere? Anche quello era vivere: imparare le regole, rispettarle, manifestare una mia idea, stare zitto e rispettare le regole.
Rispettare il ruolo delle persone che mi ritrovavo d’innanzi era la prima regola.

La mia maestra delle elementari era una Ex Repubblichina di Salò. Credo che da giovane fosse una strozzatrice di maiali. Aveva un braccio che nemmeno un lottatore di Sumo. La voce era più profonda di quella John coffey del Miglio verde. Faceva paura solo a guardarla, non vi dico a sentirla. Noi bimbetti di 6 anni ce la facevamo nelle mutande dalla paura.

Una mattina mi guardò e disse “Devi scrivere Biscia, non Piscia, vedi di stare attento.” Non so se fosse il terrore dei suoi occhi nei miei o solo il suono della parola “piscia” ma ricordo che io, piccolo fiorellino di 6 anni, me la feci addosso. Veramente.

Quella sorta di energumeno passava il suo tempo a menare gli alunni per la classe, appena se ne presentava l’occasione. Bisognava rispettare anche lei, nonostante tutto lei era la maestra, io l’alunno. Guai a dire in casa che “la maestra menava”. I miei avrebbero risposto che aveva le sue sante ragioni per distribuire tirate di capelli e calci nel sedere (quella santa donna).

Al primo anno di superiori un mio professore di topografia disse a mio padre, confondendomi con un altro alunno, che passavo il tempo a chiacchierare con il compagno di banco.
Mio padre mi umiliò pubblicamente. Inutile cercare di spiegare che il prof si stava confondendo. Ricordo che i mesi successivi, in classe, quasi cercavo di non respirare pur di far ribaltare quell’idea (sbagliata) dell’alunno distratto e chiacchierone. Vinsi la mia battaglia ma dovetti rispettare anche lui, il professore sbadatone.

Esisteva una gerarchia: mio padre la viveva a lavoro, io la imparavo a casa e la praticavo nella vita.

Con questo non giustifico le violenze e le vessazioni scolastiche che ultimamente scorrono in TV, sotto gli occhi di tutti. Giammai. Ma le ultime lettere pubblicate online, tutto quello spreco di parole, di arroganza che molti genitori si sono sentiti in diritto di manifestare, ha tirato fuori dal mio cilindro, quel desiderio di regole che ultimamente sono venute a mancare, in una Società sempre più avanzata ed evoluta che oggi più di ieri ha bisogno di regole ma soprattutto di rispetto.

Ora, da padre, nonostante i miei trascorsi, mi trovo disgustato dalle giustificazioni ridicole, plateali e soprattutto pubbliche di genitori sconsiderati che ritengono di poter scagionare con ogni scusa possibile la loro inettitudine, il loro non saper essere genitori e prima di tutto educatori.

Rispetto ai miei genitori sono un padre 2.0 (paradossale invece che ora i miei siano nonni 4.0).
Esigo che i miei figli rispettino se stessi e conseguentemente gli altri, le figure professionali e l’ambiente che circonda loro.
Avere delle idee differenti sulla scuola, non significa doverle applicare in maniera arbitraria, contravvenendo a quanto richiesto da un insegnante. Vorrei proprio vedere quegli arroganti genitori facebukkiani dire ad un poliziotto “ho parcheggiato qui perché non ho tempo da perdere con le norme, io devo vivere.”

Sono anni che la categoria dei maestri/maestre viene bistrattata.
Professione umiliata dallo Stato, con le varie norme e cambiamenti?
No ma anche Sì. Noi siamo lo Stato. Noi siamo le idee che si spandono sulla terra natia.

Prima delle regole, i maestri vengono sviliti e depauperati dalla loro autorità dagli stessi genitori.

Facebook, Twitter e tutti i social, ci hanno dato l’ordinaria illusione di poter vomitare ogni pensiero, ogni idea che ci passi per la testa. Contestare ogni cosa che ci va di contestare, senza nemmeno chiederci se siamo idonei, se abbiamo gli strumenti per discutere, contestare o proporre un qualsiasi argomento. L’illusoria idea dell’uno vale uno.
Insopportabile questa continua manifestazione di saccenza. Una pretesa di possesso della verità e dall’altra parte tutti ignoranti o manutengoli del sistema. Quelli che si atteggiano a grandi pensatori o rivoluzionari sono spesso quelli che meno possono permettersi di dare o certificare la qualità delle proprie opinioni.

Restiamo umani, diceva un tempo una grande persona. Torniamo umani, dico io.

Magari, la prossima volta che ci sentiamo di “bistrattare” un insegnante, di svilirlo, di sottovalutarlo o delegittimarlo, ricordiamoci che quel maestro, quel professore, spesso e volentieri deve educare, oltre che insegnare, ai nostri figli. Educare, compito che spetterebbe ai genitori e non ai maestri.

Quindi ripetiamo assieme: “I maestri non sono gli educatori dei nostri figli!”

Ricordiamoci che nelle mani di quel maestro/a c’è nostro figlio, il loro futuro, la possibilità o meno di sbocciare e di diventare grandi uomini. Oppure solo grandi e uomini.

Ma voi, insultereste arrogantemente un cardiochirurgo prima di un intervento al cuore, il vostro cuore?

Io non so che lavoro fai tu che leggi, credo però che se un qualsiasi nessuno venisse da te in ufficio e iniziasse a sfoggiare perle di saggezza, cercando di darti consigli o opinioni (spesso Bufale recuperate dalla rete) e poi, d’un tratto tu scoprissi che quel nessuno nella vita è un medico mentre tu sei un Ingegnere che progetta ponti, beh, credo che daresti su tutte le furie e gli diresti di pensare al suo lavoro.

Questa vita mi fa star male e vorrei che questi uomini e queste donne, presto rinsavissero.

Ora vado a farmi un actigrip.

Massimiliano

Sono Massimiliano Di Nicolantonio ma mi conoscete come Max Dejavù. Sono un poco scrittore e un poco blogger. Un po' tecnico e un molto padre. Sono un po' potamo e un po' troppo tutto il resto. Scrivo, disegno, presento e racconto.

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