Felicità e su quanto sia giusto essere infelici.

Per rami lunghi, servono radici solide.
Felicità: per rami lunghi, servono radici solide.

Felicità, amore? Com’è la tua vita? Di sicuro non hai bisogno di leggere questo post. Sei felice.

Io ho un cuore che combatte con la mente. Sentimenti che combattono tra loro. La mente che sputa sul cuore, il cuore che vomita sangue nelle vene innescando una tachicardia emozionale. Una aritmia dei sentimenti.

Razionalità contro irrazionalità. Probabilmente soffro di un disturbo della doppia personalità. Chi sono, Dott. Jekyll o Mr. Hyde? Che importa se tanto troveranno il cadavere di Edward Hyde, morto, vestito con gli abiti del dott. Henry Jekyll?

Nessun vincitore, due sconfitti… oppure uno solo.

Ho un universo che si comprime, si accartoccia, esplode ed implode mentre nel suo continuo ribollire mi contrae e tortura le budella e i sentimenti. Vomito pensieri che rimangio e rimpiango. Cambio idee e posizioni, sono un continuo evolvere di rimuginamenti. Ma il guaio è che più penso e più so; e più so, più so di non sapere!

Ciò che sono non l’ho voluto e ciò che sarei potuto non l’ho desiderato. Quello che sarò è solo il frutto di quello che sono stato. In fin dei conti quello che sono è ciò che ho potuto. Mi dico.

Ma ascolto, le notti, i miei pensieri sbraitare contro il mio cuore…

Cervello: “L’amore eterno non esiste!”

Cuore: “Devo, voglio, ho bisogno di credere che esista ancora.”

Cervello: “Non ci credo né con la testa né con il cuore.”

Cuore: “Sono agnostico e allora vorrei che arrivasse qualcuno che improvvisamente fosse in grado di farmi ricredere.”

Cervello “Perché per te è così importante che duri per sempre?”

Cuore: “Perché ho bisogno di sapere che ci sarà almeno qualcosa alla quale poter credere tutta la vita!”

Cervello: “Ti hanno già fatto credere all’eternità della vita, non ti bastano le fregature?”

Cuore: ” Voglio fare progetti per il futuro.”

Cervello: “Futuro. Ma se è così oggi, è così importante sapere che sarà così anche tra 10 anni? Potresti scoprire di esserti vincolato in un presente deprimente, per tutta la vita.”

Cuore: “Non lo so, è un pilastro al quale vorrei potermi appigliare.”

Cervello: “Io ho smesso di pensare al domani. Ho fatto scelte sbagliate sbilanciandomi verso il futuro. Non credo che farei promesse d’amore per l’eternità, a nessuno, nemmeno al più grande amore!”

Cuore: “Lo dici solo per non soffrire, non credo tu lo possa pensare.”

Cervello: “Lo dico per esperienza.”

Cuore: “La tua esperienza è frutto di una piccola esperienza. Cos’è un piccolo fatto negativo in una variegata scala possibilistica di casi effettivamente positivi? Io so che vorrei essere quella pianta. Radici solide con rami lunghi, curiosi e vagabondi.”

Cervello: “Ecco, bravo, così l’hai detta benissimo. Solide, lo devono essere per me stesso. Non per una ipotetica altra.”

Cuore: “Solide per poter avere la forza di ripartire.”

Cervello: “Stronzate. Per ripartire non hai bisogno di radici, hai bisogno di piedi. Preferisci le radici perché non ti permettono di muoverti, di rischiare, di poter ammettere di aver sbagliato strada. Stando ancorato al terreno puoi fingere di avere i piedi in un terreno solido mentre rami sottili si spostano su sentieri accidentati. Sono solo stupidaggini, io non voglio più annullarmi per una coppia.”

Cuore: “Zitto, zitto, smettila. Devo ancora chiarire alcune cose con me stesso. Mi confondi, mi distrai, vuoi uccidermi.”

Cervello: “Anche io, sai? Non ho chiarito quasi nulla con me, ma ho ben chiaro cosa voglio per me.”

Cuore: “Bene, allora parlati.”

Cervello: “Lo faccio spesso, ma ci vuole cuore e se parlo con il cuore resto confuso e debole. E tu vigliacco pompatore di emozioni? Sai la differenza tra me e te? Tu pompi sangue ed emozioni che non ti appartengono, io vivo e produco pensieri che mi apparterranno per sempre.”

Cuore: “Anche io, anche io, anche io parlo con me stesso, bastardo manipolatore. Lo faccio spesso ma dovrei reagire, razionalizzare, ragionare. Ma se parlo con il mio raziocinio resto deluso e ferito. Se parlo con il mio raziocinio parlo con te, parlo di te, e tu sei la morte, sei l’anestesia mancata.”

Cervello: “Ammettere certe cose non è facile, sai?. E io oramai ammetto tante cose, tanti errori. Sono già riuscito ad essere molto oggettivo su molti punti, molto lucido. Non mi fregheranno un’altra volta. Almeno non mi racconto più storielle. E il cielo grigio, le camere scure, le cene da solo e la mia camera vuota che avevo imparato ad accettare, ho deciso che li voglio rifiutare. Questa è la mia analisi. Al lato pratico ho capito tutto di me, ma nella testa certe cose non sono chiare.”

Cuore: “Se non sono chiare, allora non hai chiarito un bel nulla. Ho ammesso di aver sofferto e sono molto oggettivo nella mia analisi, sul mio trattato esistenziale sulla mia sofferenza. Voglio, desidero, spero di non essere più fregato ma ciò che mi frena ad amare, cercando il per sempre, non è la paura di essere fregato nuovamente ma il terrore di concretizzare che il per sempre non esista… Lo sento fin dentro al petto. Al lato pratico ho capito tutto di me, ma nel petto, quel dolore che sento mi dice che certe cose non sono chiare.”

Cervello: “Io credo che tu sogni il per sempre solo perché hai paura di restare solo quando sarai vecchio e funzionerai a malapena con il pacemaker”

Cuore: “La verità è che tu ti senti solo, con o senza compagnia. Non capirai mai le ragioni del cuore…”

Cervello: “Non credo troveremo mai un accordo…”

Cuore: “Non lo voglio trovare, però posso sempre smettere di pompare se non mi aiuti, sarà la fine anche per i tuoi sciocchi pensieri… io continuerò ad amare.”

Cervello: “Distruggeresti te stesso per punire me? Sei più stupido di quanto io credessi.”

Cuore: “Effettivamente non credo troveremo mai un accordo.”

Questa storia non ha una fine, forse, non ha nemmeno una morale.

O forse ce l’ha.

E se vi ha dato da pensare, cercate di trovarne il senso, la morale.

Io ho 37,1 di febbre e non vi darò né il mio senso né la mia morale.

Posso solo dire che come disse Murakami, citando Tolstoj, la felicità è sempre uguale, ma l’infelicità può avere infinite variazioni. La felicità è una fiaba, l’infelicità un romanzo.

E noi da piccoli amiamo le fiabe mentre da grandi passiamo il tempo a divorare romanzi.

Ah, io comunque tifo per il…

Massimiliano Di Nicolantonio

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Massimiliano

Sono Massimiliano Di Nicolantonio ma mi conoscete come Max Dejavù. Sono un poco scrittore e un poco blogger. Un po' tecnico e un molto padre. Sono un po' potamo e un po' troppo tutto il resto. Scrivo, disegno, presento e racconto.

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