Essere padre dal Vangelo secondo il Sistema

Come ci si sente ad essere padre? Come vivi questa tua condizione?

Mi è stata fatta recentemente questa domanda. In prima battuta volevo rispondere che “Essere padre” non è una malattia, non è uno stato mentale. Essere padre è un dato di fatto. Ne prendi atto e ciccia.

Quante dannate volte mi è stata fatta in passato questa domanda o quante volte l’avrete fatta voi ad un ignaro interlocutore che si sarà visto in trappola vedendosi piombare addosso questa infame richiesta.

Alcuni suggeriscono che tutte le donne siano madri prima di esserlo “fisicamente”.

Se questa affermazione è vera, può essere assolutamente vero anche il contrario ossia che non tutte/i si sentono genitori, padri/madri fisicamente o mentalmente.

è una  domanda infame che nasconde al suo interno una serie di risposte che spesso divagano e si contorcono, allontanandosi dalla stessa, restando tuttavia attinenti alla domanda iniziale!

Non so bene come “catalogare” il concetto di padre o madre. Di sicuro dopo anni di esperienza sul campo sono certo di poter definire, senza eccessiva arroganza, cosa sia essere Padre dal Vangelo secondo il Sistema.

Una versione 3.0 rispetto all’essere Padre 100 anni fa.

La società ci ha sempre detto, fin dai primi passi della nostra vita, all’interno delle fiabe, nei racconti dei genitori, in quelli dei nonni, degli zii: “Tu uomo, ti sposerai, genererai dei figli, ti indebiterai fino al collo, cercherai di comperarti una casa con tasso variabile che ci lascerai anche il culo (se ti va bene), vorrai fare le vacanze al mare in Sardegna che ovviamente non saprai come pagare perché le chiappe sono rimaste in banca e morirai di stenti a causa del tuo capoufficio… Tu donna partorirai con dolore, genererai dei figli etc etc”… la così detta “istituzionalizzazione” del cittadino.

Insomma, ci hanno detto a priori quale sia il bene dell’individuo, o meglio, quale sia il meglio per la società: creare debiti che creano crediti, che creano tassi di interesse che generano tasso fisso e tasso variabile.

Un amico abbandonò baracca e burattini e, con un improvviso colpo di testa, partì in giro per il mondo per metterla in c*** al Sistema. Alla fine tornò, mise su famiglia, concepì due figli, acquistò casa. Insomma, vinse il Sistema.

Per carità, nulla da dire. Ci sono persone che vivono per tirare fuori il servizio buono la domenica con i piatti in limonge e i sottopiatti in tinta, le scarpe Praga, la borsa Luigino Vittone. Ci sono persone che vivono per lavare l’auto superlusso, lustrare il logo del cabrio, sfoggiare sempre abbigliamento nuovo di marca “bsjghsdgasdg” ma che comunque ha pagato un casino e gli hanno anche fatto credere che vale il 5’000% in più rispetto alle sottomarche che però vengono prodotte negli stessi stabilimenti, dalle stesse ditina cinesi e/o thailandesi...

Non siamo tutti così, fortunatamente. A ben pensarci lo siamo un poco tutti.

Mi chiedo, ci sarà un motivo superiore a questo elenco impronunciabile di motivi. Se Dio esiste, lassù, quel lassù che oramai abbiamo inquinato con i satelliti, un motivo migliore ci sarà se ci ha spediti qui giù in mezzo a tassi di interesse fissi, variabili, partecipazioni di nozze, la domenica dai suoceri, il sabato dai genitori, lava la macchina, paga l’assicurazione, separati, fidanzati, paga debiti… perché se non esiste un altro motivo, allora è proprio un sadico!

Rinchiuderci nella quotidianità assoluta, alienare la nostra vita rendendola sterile fino a sperare di vedere la luce di quel tunnel. BANG!

E non sono i figli il problema, nemmeno il lavoro, forse nemmeno i debiti.

Il problema è la vita. La vita che ci viene sottratta. Una vita spesa a vivere come formichine.
“Tutto bene a casa?”
“Si, tu a lavoro?”
“Tutto bene… i bambini?”
“Si, stanno bene. Buonanotte”
“Buonanotte anche a te!”
Una vita trascorsa a pensare al lavoro, al vivere per lavorare.

Tanti anni fa, BigOne disse “Papà è un poco come un zio!” nel senso che mi vedeva pochissimo. La mia ora fidanzata mi vede meno dell’idraulico.

Tutta questa premessa per dire che sentirsi padri e madri non è così scontato.
Ci sono donne che anche dopo 30 anni non sanno di esserlo e lo stesso dicasi per i padri.

Ci sentiamo padri, madri ma abbiamo un elenco inenarrabile di responsabilità e di doveri tali da farci fare i genitori Part-time.

Alla fine, mi chiedo: “ma che domanda sarebbe?”

 

Massimiliano

Sono Massimiliano Di Nicolantonio ma mi conoscete come Max Dejavù. Sono un poco scrittore e un poco blogger. Un po' tecnico e un molto padre. Sono un po' potamo e un po' troppo tutto il resto. Scrivo, disegno, presento e racconto.

No Comments Yet

Leave a Reply

Your email address will not be published.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>