Della morte e di tanti testamenti

e di tanti testamenti
Dell’amore

Sapete cosa c’è, bimbi miei?
C’è che il denaro è una cosa sporca, che tinge il mondo di rosso, che fa scannare i popoli ed i fratelli. Fa prevaricale i diritti degli uni sugli altri, crea padroni e servi e così è sempre stato, così per sempre sarà. Eppure, e sottolineo eppure, spero vogliate un giorno operare con diligenza, senza disprezzo alcuno, con la generosità che contraddistingue spesso gli animali e meno gli uomini. Con l’eleganza e la cortesia nei pensieri, i quali ho cercato di trasmettervi.

Ci sono pensieri che ti ritrovi ad affrontare, vuoi per questioni familiari interne, vuoi per sentito dire, le quali ti fan crollare addosso i castelli di rabbia delle fiabe raccontate, quelle dei fratelli uniti e delle calorose famiglie, le storie della buonanotte sempre con il lieto fine.

E ci saranno pure i fratelli uniti, quelli sempre pronti a darsi sostegno, quelli pronti a venirsi incontro nel momento del bisogno ma poi, sfoglia sfoglia, ti accorgi che le fiabe gioiose non arrivano mai a raccontarti cosa accade quando, purtroppo il corso della vita lo richiede, vengono a mancare i genitori.

Una devastazione.

E se la presenza dei genitori era il forte legante in vita, la loro dipartita diventa improvvisamente il potente esplosivo che fa detonare ogni certezza, mette in evidenza ogni mancanza e lascia intravvedere solo miserabile umana cupidigia.
Ho visto bene loro, in questi mesi, fratelli coltelli uniti dall’unico legante, scannarsi in aule di tribunale a colpi di perizie, avvocati. Ho visto giudici cercare di spartirsi, come sciacalli affamati, tutto ciò che resta dei propri genitori.
Ognuno con un motivo superiore, ognuno con l’idea di operare nel giusto.

Ho visto loro, bene, distruggere e calpestare l’immagine ed il sacrificio del propri genitori che, proprio come noi con i nostri figli ora, viviamo in armonia, alleviamo loro con l’unico pensiero di vederli crescere, essere felici, diventare adulti e mettere su casa o viaggiare.

Comunque essere felici, adulti ed uniti. Non vi ho desiderati per sapervi separati, vi ho voluto per sapervi forti e coraggiosi, uniti.

Sì, ho visti bene loro, come fossero immagini di un film, dei Caino e degli Abele, entrambi vittime, cercare di accoltellarsi con la fotografia dei propri genitori sotto i piedi ed ognuno dei Caino ed ognuno degli Abele usare come schermo le parole “Mamma e Papà” senza rendersi conto che nella concitazione furibonda calpestavano impunemente proprio la foto di quei “mamma e papà” che per anni avevano avuto modo di adorare.

E non giudico i Caino e non giudico gli Abele, giudico le situazioni di non ritorno che si vanno a creare, la mancanza di voglia di fare un passo indietro, l’impossibilità di comprendere che è tutto una macroscopica mancanza di quel tanto sbandierato amore dei genitori.

E non giudico le motivazioni “superiori” di ognuno, ognuno con il proprio interesse, ognuno con le proprie idee, le proprie necessità, la propria nuova famiglia da tutelare.

E non vorrei ci fosse un aldilà dal quale ognuno di noi riesce a vedere quanto ancora accade tra i mortali, tra le fila dei propri tanto amati parenti.

Terribile  dipartire con l’idea di aver fatto e dato tanto alla propria famiglia, averla vista crescere e prosperare, salutare tutti con una gioia nel cuore, con tutti i cari riuniti al tuo capezzale e poi, una volta spirato, un istante dopo, una frazione di battito d’ali di colibrì, contendersi tutti un tozzo di pane duro.

Quello che ti porta via le pantofole “tanto nella tomba…”, quello che ti strappa via la dentiera, quello che ti apre i cassetti e ti porta via le foto d’epoca, quello che mette un lucchetto alla tua cantinetta di vini… ma tutti quanti in rigoroso e insindacabile abito nero, con tanto di lacrima di disperazione per l’essere venuto a mancare un proprio “caro”.

Non giudico e non voglio giudicare, spero solo bimbi miei, che quando toccherà a me non mi capiti di vedervi scannare per quattro stracci che vi potrò lasciare. 

Massimiliano

Sono Massimiliano Di Nicolantonio ma mi conoscete come Max Dejavù. Sono un poco scrittore e un poco blogger. Un po' tecnico e un molto padre. Sono un po' potamo e un po' troppo tutto il resto. Scrivo, disegno, presento e racconto.

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