Del perché difendo la mensa scolastica

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È diventata un tormentone, soprattutto qui a Torino, la sentenza con cui il Tribunale ha sancito la possibilità di dare ai propri figli a scuola il pasto preparato a casa. Le scuole stanno facendo il possibile e l’impossibile per attuare la sentenza, il Comune ha dovuto in pochissimo tempo dare quest’opportunità, i genitori si sono scatenati. Sì, mi sono scatenata anche io – e chi mi segue sui social lo sa.

La doverosa premessa è che per me, seppur figlia di insegnante, l’amore per questa “scuola pubblica” è scoperta recente, in quanto fino a qualche anno fa pensavo che avrei preferito una scuola privata o paritaria per le mie bambine, memore dell’esperienza idilliaca del mio asilo e delle mie elementari. Quando però ho avuto modo di vedere le differenze abissali tra una scuola materna paritaria e una scuola materna comunale, mi sono ricreduta. C’è un mondo di eccellenza che ogni giorno lotta contro l’inefficenza della burocrazia, la mancanza di fondi, la totale mancanza di senso civico delle famiglie, la burocrazia, i soffitti che cadono a pezzi. Ed è questa eccellenza che mi ha emozionata, che mi ha fatto decidere da che parte stare, nel tentativo di creare sinergia tra scuola e famiglia per crescere una generazione di cittadini consapevoli, migliore di noi. Più passa il tempo e più mi accorgo che no, non è possibile, che il particolare ha sempre la meglio sul globale, che le esigenze dei singoli vengono prima della collettività. Insomma, la scuola pubblica si sta sgretolando sotto i colpi, duri, delle istituzioni e delle famiglie.

Adesso possiamo arrivare al punto. Perché difendo la mensa scolastica, anche se è cara, anche se ha un livello organolettico non sufficiente, anche se ci sono mille cose che vanno cambiate?

Innanzitutto perché le battaglie per cambiare le cose si combattono. Lasciare il campo è una scelta individualista ed egoista, che lascia i più deboli a combattere senza più armi e che lascia spazio al “nemico” per avanzare. E portare il pasto da casa prevede che qualcuno a casa abbia il tempo per prepararlo, questo pasto, cosa non da tutti.

Secondo punto a favore della mensa, il valore educativo che consumare lo stesso pasto tutti insieme ha nella formazione del bambino. Entriamo nel merito: i 58 ricorrenti hanno portato motivazioni economiche ma la vera motivazione è che “mio figlio in mensa non mangia niente, gli fa tutto schifo“. Ora, la prima domanda che mi faccio è: come è possibile che a un bambino non piaccia niente in un menù che varia ogni giorno? Non è che magari i sorrisini e le allusioni fatte dai genitori, o peggio i chiari commenti negativi, fanno sì che accada ciò? Ma andiamo oltre. In un’epoca in cui il volere dei bambini detta legge, la scuola è l’unico luogo in cui i piccoli hanno un rapporto uno a molti, dove devono rispettare regole che spesso non gradiscono. E la mensa è un momento importante, in cui hanno l’occasione di mangiare piatti magari non buonissimi ma giusti e pensati per la loro età. Educazione al cibo è una voce importante della responsabilità che NOI GENITORI abbiamo nei confronti dei nostri figli. Significa crescere persone in grado di mangiare ovunque, dimostrando rispetto per chi ha preparato il pasto e per il valore economico che quel pasto ha. Lasciare ai figli la via di fuga del pranzo da casa significa arrendersi di fronte alla propria incapacità di portare a termine i compiti di un genitore. Il genitore è colui che segna la strada e mette i paletti, in tema alimentare ed educativo in generale. “Con mio figlio ho il diritto di scegliere come voglio educarlo” vale a casa propria, non a scuola. Sì, il diritto di scegliere c’è: c’è il diritto di scegliere la scuola adatta alle proprie esigenze (modulo o tempo lungo, privata o pubblica) e addirittura si può scegliere l’istruzione parentale, se si ritiene l’offerta inadeguata. Ma una volta scelta la scuola, ci si deve adeguare al fatto che le regole le metta la scuola stessa. Si chiama rispetto per l’istituzione ed è la base dell’educazione di un figlio. Mentre scrivo mi sembra assurdo dover ribadire certi concetti, ma purtroppo evidentemente non lo è.

Passiamo ora alle implicazioni che questa sentenza del tribunale avrà:

  1. il numero di coloro che porteranno il pranzo da casa salirà, quindi il prezzo del servizio mensa è inesorabilmente destinato ad aumentare per tutti coloro che non possono o non vogliono farne a meno;
  2. le tutele legali per tutti i bambini saranno sempre più basse: di chi è la colpa in caso di intossicazioni?
  3. molte famiglie, in cui la voce di spesa “mensa” rappresenta un peso economico, potranno decidere di farne a meno, dando ai figli il medesimo tipo di cibo che consumano a casa, facendo loro rinunciare, di fatto, all’unico pasto completo della giornata;
  4. questo è un punto molto personale, ma lo devo scrivere: ci sono bambini che non hanno provato neanche un anno la mensa, le cui famiglie hanno optato per il pasto da casa. In questi casi, è un far combattere le proprie battaglie ai figli, mettendoli in una situazione diversa, quando spesso la loro unica necessità sarebbe quella di sentirsi appartenenti ad un gruppo. Essere sempre quelli “diversi” è un peso troppo grande per un bambino di 6 anni, non pensate?
  5. i bambini che arrivano da diverse parti del mondo hanno come unica possibilità di mangiare cibo italiano la mensa scolastica. E l’integrazione passa attraverso il cibo, è innegabile, lo dimostra anche la bella lezione di Terra Madre di qualche giorno fa. Avremo un po’ meno integrazione, grazie a questa sentenza.

Ancora una riflessione sui “diritti“. È ormai uso comune sventolare la bandiera dell'”è un mio diritto“. Il diritto del singolo, in una democrazia, non deve ledere le tutele e i diritti degli altri cittadini. Quando viene disintegrato un sistema che garantisce un pasto accessibile e completo a tutti, in nome di un diritto di alcuni, si tolgono tutele alla collettività. Oltre ai diritti abbiamo anche un bagaglio di dovere nei confronti della collettività e delle persone più deboli. In nome di una scelta egoistica qui si mina una risorsa che pochi altri Paesi hanno e che è una grande e innovativa conquista, la mensa.

Cristiana

Innamorata della vita, entusiasta per natura, ottimista fino al midollo e testarda come un mulo. Sono io. Blogger per scelta e per amore.

12 Comments
  1. Condivido appieno Cristina! E aggiungo: se questa stessa mensa fosse gratuita, siamo sicuri che i figli dei genitori ricorrenti non mangerebbero nulla? E visto che siamo per una mensa più equa dal punto di vista economico e qualitativo, perchè non ci chiediamo anche DOVE trovare le risorse, ad esempio usando denaro della collettività e non soltanto di coloro che afferiscono al servizio?

  2. Noi abbiamo la fortuna di avere una mensa di qualità, la cuoca cucina per i nostri bambini al piano di sotto, quindi il cibo è appena cotto e gustoso. Il problema sussiste perchè alcuni bambini usufruiscono della mensa, ma i genitori non pagano, così aumenta il costo del pasto per sopperire alle mancate entrate. Da noi c’è un prezzo unico € 5,30, non è in base al reddito e per chi ha più bimbi alle scuole primarie è un vero costo, anche se i nostri bambini hanno solo due rientri pomeridiani. Alcuni bimbi che abitano vicini vanno a casa a mangiare, altri abitano lontano e non possono e non pagano. Io darei a loro la possibilità di fermarsi e di consumare il pasto che portano da casa. Attenzione, il fatto che non paghino non è perchè non possono, ma perchè non vogliono e non trovo giusto che gli altri debbano sopperire alle mancanze altrui.

  3. Scusate, ma non sono d’accordo.
    I miei figli hanno sempre mangiato in mensa, si sono sempre lamentati per la qualità del cibo obbiettivamente di grande qualità ed a prezzi decisamente superiori rispetto al cibo che viene consumato.
    Io ho fatto parte della commissione mensa per 3 anni e c’erano giorni con dei menù veramente difficili da digerire e poco appetibili oltre a ciò alcuni giorni sono convinta che il costo del cibo non arrivasse a 2,5€ a pasto pro capite(riso patate carote e mela), senza parlare del pesce che viene presentato come pesce di costo superiore e poi ti viene fornito un surrogato, per non parlare da dove arriva la frutta o la verdura, nulla contro Battaglio, ma al costo che ti fanno pagare un pasto mi piacerebbe venisse somministrata frutta e verdura biologica!
    Le discussioni iniziano qualche anno fa quando si chiede al Comune di Torino di poter pagare solo il pasto consumato e non il forfait mensile. Dopo la battaglia ecco la presa in giro: ti diamo la possibilità di pagare il singolo pasto consumato ma c’è una quota d’iscrizione al servizio mensa che per la fascia più alta è di 300€ annuali…ma siamo impazziti? Vi sembra questa democrazia?
    Certo che poi le soluzioni rimangono:
    Portare a casa il bambino(quasi impossibile per la maggior parte dei genitori)
    Continuare a pagare ingiustamente dei costi al Comune di Torino(già nella prima cintura non esiste nulla del genere)
    Avere la possibilità di consumare il pasto cucinato da casa a scuola.

    In primis i bambini mangiano tutto insieme per cui non vedo problemi per quanto riguarda l’aggregazione.

    Sicuramente sarà uno sbattone, non impossibile visto che la cena si deve cucinare si preparerà anche il pranzo per il bambino il giorno dopo.

    Parliamo anche delle quantità? Mio figlio è grande come un bambino di seconda media, fa molto sport e la grammatura dei pasti standard non gli erano sufficienti, ora quando esce da scuola non ha più quella gran fame che aveva prima, perché, finalmente mangia la razione giusta per il SUO peso.

    Ultima osservazione le intossicazioni alimentari, rimangono della stessa portata di prima visto che la merenda a metà mattina ed in alcune classi anche a metà pomeriggio l’hanno sempre portata da casa.

    In America funziona così da anni, credo sia più un problema di abitudine in quanto le argomentazioni che ha espresso, a parer mio, non sono così assolute.
    Con rispetto per il suo punto di vista le auguro una buona giornata.

  4. Non sono per niente d’accordo. Sono una studentessa delle superiori, ma a tempo debito ho usufruito anche io (mio malgrado) del servizio mensa. Premettendo che le tesi da Lei sostenute, cara mamma che difende la mensa, siano argomentate senza fondamenta alcune, vorrei spiegare i motivi per i quali la penso diversamente. In primo luogo le SCARSE condizioni igieniche del servizio mensa: per esperienza diretta posso affermare di aver trovato capelli, stuzzicadenti e vermi nelle pietanze. In secondo luogo il rapporto qualità prezzo: il cibo è precotto, la sua qualità bassissima e il costo decisamente eccessivo. Conseguenze delle pessime condizioni igieniche e della scarsa qualità del cibo (tra cui pesce avariato e ricongelato) sono le varie intossicazioni alimentari già verificatesi anni addietro, che hanno provocato PROBLEMI DI SALUTE a diversi bambini. Siamo davvero sicuri che il fatto di portare il pasto da casa costituisca un problema riguardo a possibili intossicazioni? Io non credo, o almeno non più di quanto lo costituisca la mensa.
    Altra questione: chi Le ha riferito che il pasto consumato in mensa sia l’UNICO PASTO COMPLETO della giornata? Non può esserlo anche la cena?
    Poi, se i bambini mangiano tutti insieme nel locale di refezione, perché dovrebbe sussistere il problema dell’aggregazione?E quello del sentirsi “diversi”? Durante la ricreazione ognuno ha la propria merenda, diversa da quella degli altri.
    Parliamo inoltre dell’integrazione. Mi risulta che ci siano mille altri modi per favorirla. Quando andavo alle elementari io ricordo che organizzammo una cosa molto carina: l’ultimo giorno prima delle vacanze natalizie ognuno di noi portò il piatto tipico del proprio luogo d’origine e fu molto coinvolgente e divertente per tutti.
    Ed infine non pensa per quante famiglie sia davvero un peso economico questo servizio? Per di più non vale nemmeno i soldi spesi.
    Dunque mensa o non mensa non è una questione di rispettare o meno una regola (e questa sua affermazione in merito è la più infondata di tutto l’articolo) bensì una questione di scelte. Rinunciare a questo servizio a detta Sua così imprescindibile non può forse essere una battaglia (l’ennesima, ci terrei a precisare, in caso non ne fosse al corrente) per far comprendere una volta per tutte che il servizio stesso è scadente e per nulla soddisfacente? Le assicuro che sono già stati svariati i tentativi di combattere l’inadeguatezza di questo servizio. Non può perciò essere considerato un ulteriore tentativo? Probabilmente non ha considerato la problematica sotto questa ottica. Questione di punti di vista.
    Buona serata

  5. Non sono per niente d’accordo. Sono una studentessa delle superiori, ma a tempo debito ho usufruito anche io (mio malgrado) del servizio mensa. Premettendo che le tesi da Lei sostenute, cara mamma che difende la mensa, siano argomentate senza fondamenta alcune, vorrei spiegare i motivi per i quali la penso diversamente. In primo luogo le SCARSE condizioni igieniche del servizio mensa: per esperienza diretta posso affermare di aver trovato capelli, stuzzicadenti e vermi nelle pietanze. In secondo luogo il rapporto qualità prezzo: il cibo è precotto, la sua qualità bassissima e il costo decisamente eccessivo. Conseguenze delle pessime condizioni igieniche e della scarsa qualità del cibo (tra cui pesce avariato e ricongelato) sono le varie intossicazioni alimentari già verificatesi anni addietro, che hanno provocato PROBLEMI DI SALUTE a diversi bambini. Siamo davvero sicuri che il fatto di portare il pasto da casa costituisca un problema riguardo a possibili intossicazioni? Io non credo, o almeno non più di quanto lo costituisca la mensa.
    Altra questione: chi Le ha riferito che il pasto consumato in mensa sia l’UNICO PASTO COMPLETO della giornata? Non può esserlo anche la cena?
    Poi, se i bambini mangiano tutti insieme nel locale di refezione, perché dovrebbe sussistere il problema dell’aggregazione?E quello del sentirsi “diversi”? Durante la ricreazione ognuno ha la propria merenda, diversa da quella degli altri.
    Parliamo inoltre dell’integrazione. Mi risulta che ci siano mille altri modi per favorirla. Quando andavo alle elementari io ricordo che organizzammo una cosa molto carina: l’ultimo giorno prima delle vacanze natalizie ognuno di noi portò il piatto tipico del proprio luogo d’origine e fu molto coinvolgente e divertente per tutti.
    Ed infine non pensa per quante famiglie sia davvero un peso economico questo servizio? Per di più non vale nemmeno i soldi spesi.
    Dunque mensa o non mensa non è una questione di rispettare o meno una regola (e questa sua affermazione in merito è la più infondata di tutto l’articolo) bensì una questione di scelte. Rinunciare a questo servizio a detta Sua così imprescindibile non può forse essere una battaglia (l’ennesima, ci terrei a precisare, in caso non ne fosse al corrente) per far comprendere una volta per tutte che il servizio stesso è scadente e per nulla soddisfacente? Le assicuro che sono già stati svariati i tentativi di combattere l’inadeguatezza di questo servizio. Non può perciò essere considerato un ulteriore tentativo? Probabilmente non ha considerato la problematica sotto questa ottica. Questione di punti di vista.
    Buona serata

    1. Grazie per il commento. Faccio presente che il servizio mensa negli ultimi 5 anni è migliorato notevolmente in termini di sicurezza alimentare e qualità delle materie prime, grazie anche alle pressioni che sono arrivate dal COOGEN e dagli altri enti che si sono occupati di questo tema.

  6. Ho letto tutto.
    Sa qual è il problema?
    Che lei, che giudica dall’alto, non sa NIENTE di caromensa.
    non sa quando siamo nati, non sa per quanto ci siamo battuti per una mensa di qualità ad un prezzo equo, non sa neanche che i costi della mensa sono GONFIATI in modo VERGOGNOSO e che in tribunale il Comune di Torino ha giustificato questi costi con un elenco di costi “indiretti” falsi.
    In tutta Europa la mensa è un’opportunità e non un obbligo.
    In Italia purtroppo é fonte di REDDITO per il Comune, quindi non mollano il colpo.
    EDUCAZIONE AL CIBO significa prima di tutto NON SPRECARE, quindi ahimè la mensa scolastica non ha che il ruolo contrario, nella nostra bella città.
    Sul costringere i bambini a mangiare tutto, ognuno di noi ha le proprie idee come sul fatto che la mensa debba essere uguale per tutti.
    Io credo profondamente nella libertà e nello sviluppo della personalità individuale, quindi no, L’omologazione non mi va, neanche in un contesto così delicato come il cibo.
    Ultima considerazione: I BAMBINI SONO MENTI PENSANTI quindi io mi sono impegnata a spiegare loro il significato di questa lotta di caro mensa ed ho chiesto cosa preferissero fare.
    La piccola mangia in mensa, la grande esce da scuola perché ahimè il dirigente sta ostacolando il pasto da casa e lei non vuole mangiare cibo scadente.
    PRIMA di scrivere un articolo su un argomento che non conosce, provi ad informarsi.
    Potrebbe stupirsi.

    1. Arianna, conosco bene tutta la situazione, mi spiace deluderla, seguendo da molto vicino il COOGEN. Rispettabilissime le sue opinioni sull’educazione dei figli. Infatti l’articolo si intitola “Del perché difendo la mensa scolastica”, che significa che si tratta di mie riflessioni. Credo – e lo ribadirò – che la lotta intrapresa negli anni passati debba proseguire, tanto più che oggi c’è una nuova Giunta con cui confrontarsi.

  7. Il problema è solo uno: noi mamme possiamo avere una visione della situazione e fare scelte coerenti con essa, lei manda le bambine in mensa, io ho fatto scegliere le mie, una ha scelto la mensa e l’altra no.
    Ma il giudizio sul prossimo a mio parere sconfina da quelle che sono le nostre competenze da mamme, lei affiliata al coogen ed io legata al gruppo Caro Mensa.
    L’intento dei due gruppi a detta del coogen è comune, ma in realtà la nostra attività è stata criticata, a volte quasi boicottata.
    Nessun genitore di caro mensa giudica chi sceglie la mensa e non è mai stato chiesto di abolirla, ANZI.
    Dall’altra parte invece non faccio che leggere giudizi, genitori egoisti, bambini viziati, mancanza di rispetto delle regole.
    Ma aderire alla mensa è una scelta, non una regola.
    Io trovo sia costosa e di scarsa qualità, ma
    mia figlia di 9 anni mi ha chiesto di utilizzarla ed io non mi sognerei mai di impedirglielo o di giudicarla.
    I bambini non sono tutti uguali, per me è sacrosanto che imparino a conoscere e apprezzare la diversità e che imparino prima di tutto da noi genitori a non giudicare.

    1. La battaglia di tipo economico è sacrosanta, ma si è trasformata in un “liberi tutti di scegliere”. Bisognava lavorare su qualità ed economia del pasto, non lasciare l’opzione di uscirne. Perché? Per lo stesso motivo per cui se si lasciasse opzionale l’aderire alle ore di italiano, avremmo ancora più insegnanti a spasso e studenti capre che non sanno scrivere, per fare un esempio estremo. Banalmente, la mensa non andava resa facoltativa, come non lo sono tantissimi aspetti della scuola (pubblica). Non si può risolvere un problema economico/amministrativo, con il consentire una libertà che – tra l’altro – lede le libertà altrui, per quanto questo si tenda a minimizzarlo o a non vederlo.

  8. Io ci sono andata a mangiare in mensa. Dopo tante lamentele da parte di mio figlio, ho deciso che era il momento di capire. Premetto che ho una figlia che ha fatto tutti e cinque gli anni di elementari usufruendo della mensa. Quando tornava a casa lamentandosi del cibo, ho sempre un po’ sottovalutato il problema, perchè mia figlia non è stata mai un'”amante” del cibo. Nel momento in cui anche mio figlio (che fino alla scuola materna chiedeva bis e tris) mi continuava a dire che il cibo era cattivo, mi è stata data l’opportunità di assaggiare e l’ho fatto.
    Tutte le belle parole sui pasti bilanciati e sulla dieta equilibrata si sono scontrati con verdure bollite fredde e senza sale, con pasta incollata senza olio ne un minimo di condimento, con un formaggio “parmigiano” che frizzante. Ammetto che neanche io ho mangiato un granchè quel giorno. Inoltre il problema di Torino è che continua ad appaltare i servizi a cooperative che prendono appalti giocando solo al ribasso. Il risultato è che ci rimettono i pasti dei nostri figli, ma anche gli stessi dipendenti (sottopagati e senza un lavoro certo). Peccato, ancora molte scuole hanno i locali in cui, una volta, venivano preparati i pasti. Assumessero più dipendenti direttamente, avremmo sicuramente pasti migliori. Per quanto riguarda i momenti di aggregazione…credo sia giusto. Peccato che gli insegnanti utilizzino spesso il non fare l’intervallo come minaccia per far stare “buoni” i bambini…

  9. Anzi, dirò di più. Questo è un problema di welfare, non di scelta se usare un servizio o meno. Si risolve dando mandato alla politica, non ai tribunali.

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