Cosa ho imparato nell’estate 2017

estate-2017L’estate appena passata è stata la più strana della mia vita, se escludo quella del 1992, in cui mio papà stette male e all’ultimo fui catapultata in una surreale vacanza tra Liguria e Torino, in cui mi svegliavo la mattina pregando che fosse una giornata migliore della precedente. Niente di grave, nell’estate 2017, anzi un insieme di rivoluzionarie coincidenze che mi hanno permesso di trascorrere 2 mesi in Sardegna. Tutto fantastico, mare, bambine, ritmi rilassati, risate, vino, luoghi da sogno, esperienze che si appiccicano al cuore.

“Non ti sei rilassata per niente.”, così, lapidario, mio papà l’ultima sera prima della mia partenza. Già, non mi sono rilassata, perché ci sono momenti della vita in cui puoi ritenere più rilassante fare l’autista a due figlie e lavorare fino a mezzanotte per recuperare piuttosto che avere un’intera giornata per pensare. È così, troppi cambiamenti, troppa velocità, troppo poco tempo per immagazzinare, digerire, andare oltre.

Ho imparato molto su questa trentaseienne che ogni tanto mi pare un’estranea e altre volte mi sembra di aver finalmente trovato nel profondo, su corde intime e vere.

Nell’estate 2017 ho imparato che…

Il ritmo dei Sardi è quello giusto

Scendo dal treno a Milano e, anche se sono in anticipo, mi adatto alla corsa senza senso dei Milanesi. Correre, lavorare, produrre.

Arrivo in Sardegna e faccio fatica ad adeguarmi al tempo che si dilata, a “è pronto tra 5 minuti” che corrispondono alla mia mezz’ora, al benzinaio che ci mette quello che sembrano ore per fare il pieno. Ho vissuto la Sardegna, quest’estate, ma dopo una palestra di un anno con Massimiliano, cagliaritano. A poco a poco ho imparato a prendere il suo ritmo, più lento ma più costante, spoglio di tante cazzate che mi inquinavano inutilmente la vita. Andare all’essenziale, dedicando il tempo necessario ad ogni cosa.

È il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha reso la tua rosa così importante.

Antoine de-Saint-Exupery, Il Piccolo Principe

 

Io sono il centro del mio mondo

Se sono insoddisfatta, infelice e mi lascio tristemente vivere, non posso trasferire energia a ciò che faccio e alle persone che amo. Sono anni che lavoro su questo punto, senza riuscire a trovare la chiave, combattuta tra la voglia di affermare me stessa e il senso di colpa per la delusione che posso provocare nel prossimo. Quest’estate, complice l’età che avanza, ho trovato la chiave: sono io il centro del mio mondo, senza se e senza ma. Se mi metto in secondo piano, è per qualcuno o qualcosa per cui valga davvero la pena. Altrimenti, a costo di passare per egoista, egocentrica e tutti gli ego- che ti vengono in mente, la domanda che mi faccio è “cosa voglio io?”. Da qui devo ripartire, ribaltando la solita mia visione del mondo in cui mi chiedo cosa possa fare io per rendere l’altro felice.

 

Chi ha tempo non aspetti tempo

Dicevo che si sono incastrate una serie di coincidenze che mi hanno permesso di partire e restare lontana di qui per due mesi. Per essere onesta, però, devo anche dire che io ho deciso di farlo. Questo per dire che le occasioni vanno colte quando arrivano, così come sono, senza farsi troppe domande. Avrei potuto decidere di rimanere comunque in ufficio, prendendomi quel tempo per sbrigare le faccende che restano sempre indietro. Invece ho guardato le mie figlie e mi sono detta che l’estate dei 9 anni di Sofia sarebbe stata una delle ultime occasioni per vivermi la sua infanzia.

“Cogli l’attimo, cogli la rosa quand’è il momento”. Perché il poeta usa questi versi? […] Perché siamo cibo per i vermi, ragazzi. Perché, strano a dirsi, ognuno di noi in questa stanza un giorno smetterà di respirare: diventerà freddo e morirà. Adesso avvicinatevi tutti, e guardate questi visi del passato: li avrete visti mille volte, ma non credo che li abbiate mai guardati. Non sono molto diversi da voi, vero? Stesso taglio di capelli… pieni di ormoni come voi… e invincibili, come vi sentite voi… Il mondo è la loro ostrica, pensano di esser destinati a grandi cose come molti di voi. I loro occhi sono pieni di speranza: proprio come i vostri. Avranno atteso finché non è stato troppo tardi per realizzare almeno un briciolo del loro potenziale? Perché vedete, questi ragazzi ora sono concime per i fiori. Ma se ascoltate con attenzione li sentirete bisbigliare il loro monito. Coraggio, accostatevi! Ascoltate! Sentite? “Carpe”, “Carpe diem”, “Cogliete l’attimo, ragazzi”, “Rendete straordinaria la vostra vita”!

Dal film “L’attimo fuggente”

 

 

Cristiana

Innamorata della vita, entusiasta per natura, ottimista fino al midollo e testarda come un mulo. Sono io. Blogger per scelta e per amore.

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