Combattere per passione

La mia azienda mi ha fatto partecipare ad un corso di problem solving. Tre giornate dedicate alla risoluzione dei problemi e in cui ho conosciuto persone che mai avrei creduto di incontrare.
Sono state giornate diverse, arricchenti e riflessive.
I corsi di formazione, se presi per il verso giusto e condotti in modo professionale e creativo, sono parentesi di riflessione sull’attività quotidiana che permettono di chiarirsi le idee e di prendere le distanze dalla quotidianità e dalle piccole meschinità che si vivono tutti i giorni.
Ma questo corso mi ha messa in contatto anche con una realtà che non pensavo esistesse. Io, come sempre ero l’unica mamma e sono stata guardata con iniziale sospetto da tutti. L’età dei partecipanti era intorno ai 25-27 anni . Persone con una vita davanti e all’inizio della carriera.

Credevo di essere l’unica a non amare quello che faccio. Credevo di essere una specie di extra-terrestre. Credevo di essere una bambina viziata.
E invece no.
Ho scoperto che per tanti la giornata è lunga, che molti fanno fatica ad alzarsi la mattina e, se potessero scegliere, non starebbero dove sono.

Ma c’è una differenza.
Io ho deciso di non chiudere il libro dei miei desideri, di non continuare ad ignorare quella vocina che urla sempre di più dentro di me.
Non so come si possa pensare di trascorrere i 40 anni più belli della propria vita facendo ogni giorno un lavoro che non ci piace, trincerandoci dietro il comodo e rassicurante mantra: “siamo fortunati, fuori c’è gente che non ha lavoro”.
Non fraintendetemi, un lavoro ci permette di vivere e di permetterci anche qualche piccolo lusso. Ma ciò che non posso concepire è che persone così giovani, con una lunghissima vita lavorativa davanti e 20 anni di studio alle spalle, chiudano conoscenze e sogni in un cassetto che non riapriranno mai più. Persone che hanno studiato per svolgere professioni che mai raggiungeranno, che hanno forti passioni e talento e che per paura non andranno mai avanti a credere in se stessi!

Io, invece, no, io non mi arrendo!

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4 Comments

  1. pinkmommy 22 Gen 2012 at 10:08

    e fai benissimo a non arrenderti! a volte la penso come te, ma più spesso faccio parte di quell’esercito di persone che fa un lavoro che non ama e vorrebbe essere altrove…ma dici bene, la porticina dei sogni non si può mai chiudere del tutto, altrimenti che fine faremmo? un bacione e buona domenica!

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  2. Francesca 22 Gen 2012 at 11:08

    Anch’io ho frequentato quei corsi di formazione dove lavoravo prima e devo dire che sono molto utili. Sono d’accordo con te quando divi che i neo laureati o i ragazzi giovani dovrebbero lottare per ottenere il lavoro più adatto agli studi che hanno fatto ma non e’ facile almeno a Padova te lo assicuro! E parla una persona che ha trovato il lavoro per cui ha studiato, parlo le lingue e sono nelle vendite..
    Buona giornata

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  3. Cento per cento Mamma 22 Gen 2012 at 15:12

    @pink, mai smettere di crederci e di lottare!

    @Francesca, non intendo dire che sia semplice nè che tutti ce la facciano. Quello che mi ha colpita è la rassegnazione, è il non provarci neanche più, è l’accontentarsi di una vita mediocre. A 25 anni, senza responsabilità nei confronti di terzi, secondo me è una follia!
    Buon pomeriggio

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  4. marina 22 Gen 2012 at 15:42

    La mia esperienza: per aver pensato per tanti anni “non posso lamentarmi, c’è tanta gente che non ha lavoro…” e un po’ per paura di cambiare (tutti mi avrebbero dato della pazza e dell’ingrata), ho lavorato per anni in un’azienda che detestavo, mettendo a tacere tutte le mie aspirazioni a qualcosa di diverso e gratificante. Ora, dopo averla lasciata perchè non è un posto per mamme, ho intrapreso un’altra strada e mi sembra impossibile non averci pensato prima. Se fossi al loro posto, a 25-30 anni, mi sentirei padrona del mondo.

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