Vacanze con i nonni: prove di autonomia

Foto by lusi
Foto by lusi

L’estate è sempre stata una valida alleata per stimolare l’autonomia dei miei figli: dallo spannolinamento (fa caldo e se scappa qualche pipì dai vestiti non è una tragedia) all’abbandono del ciuccio (magari anche i cuginetti non ce l’hanno).
Crescendo i bambini è cresciuta anche la libertà richiesta e concessa: andare a prendere il gelato da soli o il giornalino in edicola, tornare a casa dalla spiaggia (con la sorella maggiore), oppure semplicemente restare a casa da soli un’oretta mentre la mamma è ancora fuori per la spesa.
Insomma, l’estate  mi è sempre servita per introdurre piccole responsabilità in modo da ricominciare a settembre con qualche abilità in più per i ragazzi e qualche delega in più per i genitori.

Andare a scuola da soli

A settembre, infatti, comprare il pane, il giornale o la biro in cartoleria diventano azioni consolidate e si è pronti per andare a scuola da soli.
Questo solo se la scuola è vicina e non si debbono fare troppi attraversamenti.
La mia paura è sempre stata più per gli attraversamenti che per i brutti incontri. E’ ragionevole immaginare che la mattina il quartiere sia animato da tanti bambini e famiglie che vanno verso scuola e che quindi le persone pericolose non siano presenti o siano facilmente individuabili.
La strada e le macchine invece mi fanno sempre paura, perchè i bambini sono disattenti e chiacchierando non guardano l’arrivo delle auto. Ma se non avessi trasmesso ai miei figli la fiducia per attraversare saremmo ancora qui a far le prove.
Ho spesso notato che i bambini da soli, responsabilizzati, sono più attenti che in presenza di un adulto che inconsciamente li solleva da ogni carico.
Preciso che sto parlando di bambini almeno della quarta elementare e, soprattutto, bambini che accettano di buon grado questa novità. Le forzature non mi piacciono e penso ci sia più risultato con il dialogo che con l’imposizione.
Con i miei figli la richiesta di autonomia è arrivata da parte loro e poi valutata insieme.

Le chiavi di casa

Passando dalla scuola elementare alla media è stato necessario anche ragionare su chiavi di casa sì o no, oppure pasti da soli si o no.
Per quanto sia dell’idea che “il bisogno aguzza l’ingegno” e che quindi in caso di necessità i bambini sappiano cucinarsi una pasta, ho sempre preferito lasciare qualche cosa di pronto da scaldare, sia perchè arrivano con fame lupina sia perchè magari è più completo rispetto a un piatto di pasta e via.
Resta inteso che nell’autonomia è incluso anche il “lasciare tutto in ordine come lo si è trovato”, ovvero è necessario che i bambini imparino anche a essere autonomi per sparecchiare, senza lasciarsi dietro alle spalle cadaveri vari (vale anche per la colazione).
Le chiavi di casa sono un po’ più complicate da lasciare, a mio avviso, per questioni di costi in caso di smarrimento o furto. In questo ho adottato un’autonomia a metà: le ho messe a disposizione ma le riprendo ogni volta che non servono, in modo che non ballonzolino negli zaini per nulla.

Paghetta sì o no?

Ultima frontiera dei bambini in fatto di autonomia: la paghetta.
Io l’ho introdotta con la prima media di mia figlia più grande (quindi il secondo ne ha beneficiato un anno prima). La trovo ragionevole e ho visto che ogni bambino reagisce a suo modo: chi risparmia e chi sperpera. La cifra da gestire non deve essere alta (massimo 5 euro a settimana per figlio) e può essere sospesa per questioni “disciplinari” (non tanto per brutti voti quanto per cattivi comportamenti). Vista l’età oramai adolescente dei miei figli la paghetta include anche la ricarica telefonica, in modo che pagando di tasca propria (ovvero prendendo dal mensile) non sprechino la ricarica.

E voi siete genitori chioccia o tifate per la libertà dei vostri figli?

Cristiana

Innamorata della vita, entusiasta per natura, ottimista fino al midollo e testarda come un mulo. Sono io. Blogger per scelta e per amore.

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