Fino alla fine. La forza e tenacia spiegata ai bambini.

Lo sport spesso mi viene incontro, con forza, nel tentativo di spiegare ai miei bambini i pensieri che sovente sovraccaricano il mio neurone, senza riuscire mai a saltar fuori liofilizzati o di semplice comprensione.

Lo sport mi aiuta a trasformare i pensieri in parole e le parole in forma educativa o anche solo conoscitiva.

L’informazione genera formazione, dico sempre. Nell’educazione dei figli, credo sia spesso importante anche passare messaggi, non solo ordini.

Fino alla fine. Forza e tenacia, fino alla fine.

Spesso i nostri bambini vengono sopraffatti da terribili frustrazioni, nel tentativo di raggiungere in tempi rapidi, i loro obbiettivi. Siamo noi genitori che sovraccarichiamo loro di responsabilità, di fretta.

Dimentichiamo che i nostri tempi non sono i loro.

Bisogna quindi aggiungere che noi genitori, spesso ma non sempre, siamo la causa principale di questa loro frustrazione.

L’ottenimento, sempre e comunque, di ciò che desiderano, non è certamente un percorso formativo che può aiutarli a comprendere la forza, la tenacia, il sacrificio, la frustrazione nella lunga ricerca del successo.

Negli anni 70/80 non potevamo avere tutto ciò che si desiderava, soprattutto se facevi parte di una famiglia dal tenore di vita “normale” per quel periodo. I tuoi genitori potevano comperare un poco di abbigliamento, qualche scarpina di marca (ce ne stavano due, esagerante), i giochi generalmente erano Mattoncini Lego, Trenino a vapore e poi iniziavano ad apparire in maniera più corposa i prodotti derivanti dalla TV.

“Me lo compri, me lo compri, me lo compri” era una filastrocca pressoché inesistente allora, le scene di panico al supermercato o al Centro Commerciale erano quasi del tutto inesistenti, se non di fronte al banco frigo dell’Algida.

Anche dal punto di vista degli obbiettivi, non necessariamente materiali, la nostra indole di genitori spesso oberati di lavoro o faccende da sbrigare, ci porta a dare ordini imperativi e frustranti: “Sbrigati, non ti sei ANCORA vestito; non ti sei ANCORA lavato; sei lento, devi riordinare più in fretta; non hai ANCORA finito i compiti”.

Credo che un poco tutti, vista la penuria di tempo,  si cerchi di ottimizzare i nostri ritmi andando però a battere su quelli che per noi sono tempi morti e che, differentemente, per i nostri figli sono i tempi necessari per l’apprendimento.

Ho potuto notare che nei nostri figli germoglia e si sviluppa una indecisione ed una frustrazione causata dall’incapacità nell’eseguire le cose nei NOSTRI tempi. Probabilmente, lasciati liberi di avere i loro, l’apprendimento e le loro soddisfazioni a discapito delle frustrazioni, sarebbero decisamente superiori.

Ho cercato di spiegare ai miei bambini l’importanza di essere caparbi, di non arrendersi, di farsi forza fino alla fine, fino all’ultimo respiro, fino a quando le forze possono.

Ho raccontato loro la favola straordinaria del Leicester di Ranieri dell’anno scorso ma soprattutto quella incredibile del Crotone di quest’anno. Capisco i “che palle” che si saranno già sollevati ma, da sportivo, ho sempre creduto che lo sport fosse ingrediente fondamentale nonché principale della cucina della vita.

Imparare a perdere ma soprattutto a vincere. Imparare a rispettare l’avversario ma anche a non temerlo, affrontarlo. Conoscere le sfide e accettarle, puntarle, con una componente folle e una razionale. Trovare il tempo ed il modo di ottenere un successo, almeno provarci.

Non ci sono parole magiche o segreti nascosti.

Ho detto loro:

“Quest’anno, una squadra di calcio composta da 11 pulcini gialli, ha sfidato 19 squadre composte da coccodrilli, squali, leoni, tigri, falchi, scimmie, volpi, faine e spaturni. Chi fosse arrivato ultimo, avrebbe dato la sua merenda a tutti gli altri giocatori. Così sentenziava il regolamento.

E i pulcini erano piccoli, inesperti, delicati, gialli e lamentosi. Soprattutto lamentosi. Passavano il tempo a pigolare sul campo mentre le altre squadre, più forti e soprattutto più esperte, giocavano al calcio  in maniera vigorosa, sconfiggendo la squadra dei pulcini in ogni partita. Ad un certo punto, l’allenatore, Mister Don Gallo, disse ai pulcini che non avevano nulla da temere; nessuno avrebbe mangiato la loro merenda perché loro, i pulcini, non sarebbero arrivati ultimi. Spiegò loro che dovevano provare a vincere fino all’ultimo secondo, senza arrendersi. Spiegò la forza del gruppo (è vero che i pulcini sono tenerissimi, ma quando si incazzano arrabbiano fanno tanta paura).

Disse che nessuno parte vincente o perdente; magari avvantaggiato sì, ma con tanta forza di volontà e la giusta dose di culo fortuna (perché sappiamo bene che il culo la fortuna aiuta gli audaci) si può ottenere quello che ottengono gli altri, se non di più.

Nessuno mangerà la vostra pastura senza il vostro permesso, nessuno! – gridava Mister Don Gallo – voi siete delle rocce, avete ali robuste, artigli mortali, becchi da predatore. Il vostro piumino è portatore di allergie polmonari. Andate in campo e vincete. Nessuno vi può battere, forse. Ora andate, giocate e non arrendetevi.

Guardò i pulcini negli occhi piccini e focosi e disse – “Se volete vincere dovrete smettere di pigolare. Quando pigolate incessantemente innervosite l’avversario il quale, oltretutto, in questo modo riesce a vedervi in mezzo al campo. Voi siete piccoli e insignificanti, rispetto alle loro proporzioni. Sfruttate la vostra piccolezza. Andate e lottate, in silenzio. Fatelo anche per i miei timpani!”

I Pulcini iniziarono a credere in loro stessi perché nessuno aveva mai detto loro che, anche se carini e coccolosi, avrebbero potuto incutere paura. Nessuno aveva mai raccontato loro che avrebbero potuto ottenere le stesse cose del leone. Nessuno.

Giocarono, piagnucolarono meno del solito e vennero rullati brutalmente da coccodrilli, squali, leoni, tigri, falchi, scimmie, volpi, faine e spaturni.

Arrivarono ultimi e dovettero cedere la loro merenda.”

Mi chiedete qual è la morale, se comunque non hanno vinto nulla? La morale?

Nessuna forse. State comunque calmini, altrimenti insegno ai vostri bambini a pigolare h24!

Massimiliano

Sono Massimiliano Di Nicolantonio ma mi conoscete come Max Dejavù. Sono un poco scrittore e un poco blogger. Un po' tecnico e un molto padre. Sono un po' potamo e un po' troppo tutto il resto. Scrivo, disegno, presento e racconto.

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