23 maggio 1992 – per non dimenticare

‎”Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Peró parlatene.” Paolo Borsellino (grazie alla citazione su Facebook della mia amica Margherita)

“Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola.” Giovanni Falcone

Avevo 11 anni, per me la mafia era un’entità astratta e lontana.
Non sapevo chi fossero Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Ma quei due terribili giorni li ho impressi nella memoria come pochi altri. Il cratere di Capaci, i campanelli sventrati di via D’Amelio.
Immagini che arrivavano da lontano, ma di cui ho immediatamente capito la gravità.

Poi 20 anni di arresti, di rivelazioni, pentimenti e ritrattazioni. Oggi, per me che sono lontana geograficamente da quei luoghi, il lavoro iniziato da Falcone e Borsellino non sembra vano. Mi pare che molto sia stato fatto per sconfiggere questo mostro che vive della linfa del nostro Paese. Il loro sangue non è stato sprecato.

Ma solo ora, grazie ai tanti approfondimenti che i media ci propongono in questi giorni, ho realizzato che quasi tutti coloro che sono morti in quelle maledette stragi, oltre ai magistrati, erano allora più giovani di me oggi. Tanti eroi che sono stati messi in un cantuccio.

Un superstite, la sera dell’attentato di Capaci, parlando del figlio di 4 mesi di uno dei colleghi morti, diceva: “Tra 20 anni cosa racconteremo a questo bambino?”
Che suo papà ha donato la vita per uccidere la mafia. Che è un eroe. Che non va dimenticato.

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Cristiana

Innamorata della vita, entusiasta per natura, ottimista fino al midollo e testarda come un mulo. Sono io. Blogger per scelta e per amore.

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